Un brevetto per i viaggi su Marte
di Paolo Ardovino
Il progetto coinvolge le Università di Sassari e Cagliari, Crs4, Distretto aerospaziale e Tolo green
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SASSARI. È come aver ricreato in tre metri quadrati una piccola Marte direttamente sulla Terra. Di più: dentro la stanza di un laboratorio dell’università di Sassari. Il brevetto è stato depositato e ieri presentato ufficialmente, si tratta di un kit pensato in sinergia tra studiosi e ricercatori che si candida ad avere – in un futuro non troppo prossimo – valenza significativa nel progetto internazionale di esplorazione umana nello spazio.
Lavoro di gruppo. Dietro c’è un lavoro di squadra (tutta sarda) importante, che nella ricerca durata due anni ha coinvolto università di Sassari, Crs4, distretto aerospaziale della Sardegna, università di Cagliari e l’azienda Tolo Green. L’oggetto del brevetto è uno strumento composto da un clinostato e da una camera con atmosfera di CO2 capace di ricreare le condizioni marziane. Assenza di gravità e di ossigeno e fortissima presenza di anidride carbonica. Si è andato oltre, portandola addirittura al 100% mentre nell’atmosfera di Marte è al 96%. La ricerca ha coinvolto le microalghe, in particolare la spirulina, che ha dimostrato di poter crescere senza problemi ed essere una risorsa. Il prossimo passo sono le cellule vegetali e animali, poi quelle umane. «I risultati ottenuti sono promettenti», sostiene raggiante la professoressa Antonella Pantaleo del dipartimento di Scienze biomediche dell’università di Sassari, dove ieri è stato presentato il brevetto. È stata proprio lei a condurre gli esperimenti insieme al suo gruppo di ricerca. «Abbiamo messo su un sistema partendo dal clinostato del professor Proto Pippia – così Pantaleo –, ideando un apparecchio per simulare condizioni estreme. Estreme per noi esseri umani però, non per le microalghe, in particolare la spirulina, il nuovo oro verde, che cresce e prospera consumando l’anidride e producendo ossigeno».
L’eredità di Pippia. In pieno spirito scientifico, questo viene pensato come punto di partenza. E come scintilla che può dar luce a percorsi ampi di sinergie tra enti pubblici, mondo accademico e partner commerciali. «Sì, perché dimostrano come poter raggiungere traguardi importanti e accelerare i tempi. Anche questo esperimento conferma i passi in avanti che il dipartimento sta compiendo nel settore – le parole del rettore dell’Uniss, Gavino Mariotti –. È doveroso in questa occasione rivolgere un ricordo al professor Pippia, pioniere dell’astrobiologia nella nostra università, a lui si deve la disponibilità di attrezzatura d’avanguardi presente nei nostri laboratori», come il già citato clinostato, modello unico in Italia.
Andare su Marte. Dalla Tolo green, azienda oristanese specializzata nello studio e nella ricerca di microalghe, fioccano grandi elogi per «la competenza di studenti e ricercatori. Nonostante la distanza imposta in questi due anni, abbiamo lavorato benissimo – dice il presidente Gilberto Gabrielli –. Cosa cercavamo? L’obbiettivo era capire in condizioni extraterrestri fino a dove potevamo spingerci in fatto di alimentazione, sopravvivenza e riproduzione». Lunedì il brevetto verrà presentato all’expo Dubai. Si sogna in grande, questo sì, e non è detto che non sia lecito farlo. Perché la possibilità che dà l’apparecchio brevettato a Sassari è di confrontarsi con un’atmosfera marziana vera e propria. Il progetto mira a supportare la ricerca internazionale in visione del piano di esplorazione dello spazio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lavoro di gruppo. Dietro c’è un lavoro di squadra (tutta sarda) importante, che nella ricerca durata due anni ha coinvolto università di Sassari, Crs4, distretto aerospaziale della Sardegna, università di Cagliari e l’azienda Tolo Green. L’oggetto del brevetto è uno strumento composto da un clinostato e da una camera con atmosfera di CO2 capace di ricreare le condizioni marziane. Assenza di gravità e di ossigeno e fortissima presenza di anidride carbonica. Si è andato oltre, portandola addirittura al 100% mentre nell’atmosfera di Marte è al 96%. La ricerca ha coinvolto le microalghe, in particolare la spirulina, che ha dimostrato di poter crescere senza problemi ed essere una risorsa. Il prossimo passo sono le cellule vegetali e animali, poi quelle umane. «I risultati ottenuti sono promettenti», sostiene raggiante la professoressa Antonella Pantaleo del dipartimento di Scienze biomediche dell’università di Sassari, dove ieri è stato presentato il brevetto. È stata proprio lei a condurre gli esperimenti insieme al suo gruppo di ricerca. «Abbiamo messo su un sistema partendo dal clinostato del professor Proto Pippia – così Pantaleo –, ideando un apparecchio per simulare condizioni estreme. Estreme per noi esseri umani però, non per le microalghe, in particolare la spirulina, il nuovo oro verde, che cresce e prospera consumando l’anidride e producendo ossigeno».
L’eredità di Pippia. In pieno spirito scientifico, questo viene pensato come punto di partenza. E come scintilla che può dar luce a percorsi ampi di sinergie tra enti pubblici, mondo accademico e partner commerciali. «Sì, perché dimostrano come poter raggiungere traguardi importanti e accelerare i tempi. Anche questo esperimento conferma i passi in avanti che il dipartimento sta compiendo nel settore – le parole del rettore dell’Uniss, Gavino Mariotti –. È doveroso in questa occasione rivolgere un ricordo al professor Pippia, pioniere dell’astrobiologia nella nostra università, a lui si deve la disponibilità di attrezzatura d’avanguardi presente nei nostri laboratori», come il già citato clinostato, modello unico in Italia.
Andare su Marte. Dalla Tolo green, azienda oristanese specializzata nello studio e nella ricerca di microalghe, fioccano grandi elogi per «la competenza di studenti e ricercatori. Nonostante la distanza imposta in questi due anni, abbiamo lavorato benissimo – dice il presidente Gilberto Gabrielli –. Cosa cercavamo? L’obbiettivo era capire in condizioni extraterrestri fino a dove potevamo spingerci in fatto di alimentazione, sopravvivenza e riproduzione». Lunedì il brevetto verrà presentato all’expo Dubai. Si sogna in grande, questo sì, e non è detto che non sia lecito farlo. Perché la possibilità che dà l’apparecchio brevettato a Sassari è di confrontarsi con un’atmosfera marziana vera e propria. Il progetto mira a supportare la ricerca internazionale in visione del piano di esplorazione dello spazio.
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