Sassari, tragedia all'ecocentro: l'ultimo saluto a Gianuario Derudas

Un volo di palloncini e l’Ave Maria in sardo hanno salutato l’uscita della bara dell’operaio di 43 anni morto venerdì scorso

SASSARI. Sulle note strazianti dell’Ave Maria in sardo, mentre sul cielo di Sant’Orsola volano decine di palloncini con i colori sociali della Cosmos, la squadra di calcio di cui Gianuario Derudas era la vera anima, la piccola Alice - composta in un dolore troppo più grande di lei - riceve l’abbraccio impacciato e commosso dei suoi compagni di scuola.

C’è un silenzio irreale nel grande sagrato della chiesa parrocchiale, affollato come non mai per dare l’ultimo saluto all’operaio di 43 anni morto venerdì scorso mentre lavorava all’interno dell’ecocentro comunale di via Ariosto.


Quando la bara bianca con dentro il suo papà, il suo eroe, raggiunge il carro funebre al termine della funzione religiosa, la figlia dello sfortunato dipendente di “Ambiente Italia”, travolto e ucciso da un muletto mentre lavorava, vede sfilare davanti a sé la schiera di coetanei che non sa come consolare questa piccola donna, costretta a soli dieci anni a guardare in faccia una realtà troppo crudele per chiunque.

Accanto a lei, sorretta da un parente, la mamma Consuelo stringe tra le mani una foto di Gianuario, mentre un amico di famiglia intona con la chitarra il canto in sardo dedicato alla Madonna. Intorno a loro i parenti e gli amici più stretti provano a consolare questa piccola famiglia che ha perso - per cause che dovranno ancora essere chiarite - quell’omone sorridente e generoso che viveva per loro.

Da circa un anno, dopo sette di precariato, Gianuario era stato stabilizzato dalla società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Sassari. Un traguardo che lo aveva reso felice, proprio per la serenità che uno stipendio sicuro aveva portato tra le mura domestiche.

«Gianuario era un grande uomo - ha detto dall’altare il parroco di Sant’Orsola don Antonio Casu - un padre e un marito eccezionale e un ottimo lavoratore. Il suo esempio non vada perduto».

Fuori e dentro la chiesa, accanto ai colleghi di lavoro di Gianuario Derudas, tantissimi gli esponenti del mondo sindacale e del volontariato.

«La piaga delle morti sul lavoro deve essere estirpata con ogni mezzo» ha detto il presidente del consiglio comunale Maurilio Murru, presente alla funzione religiosa insieme all’assessore Antonello Sassu e a diversi componenti del consiglio comunale. «È inaccettabile e non più tollerabile - ha aggiunto Murru - apprendere tragedie di queste proporzioni».

Ad accogliere la bara sul sagrato al termine della celebrazione gli atleti della Cosmos, schierati su due file, con le tute nere e bianche della società e gli occhi lucidi.

Prima di raggiungere il centro della piazza Gianuario è stato salutato con un forte applauso dalle migliaia di persone accorse a Sant’Orsola e da un simbolico volo di palloncini. Poi, prima dell’ultimo viaggio verso il cimitero, sono partite le note di “Un senso” di Vasco Rossi. «Voglio trovare un senso a questa sera - hanno cantato gli amici dell’operaio - anche se questa sera un senso non ce l’ha».

La moglie Consuelo e la piccola Alice hanno raccolto commosse l’abbraccio collettivo della città poi sono tornate a casa con il loro dolore, ma certe che il loro Gianuario era amato e stimato da migliaia di persone. Come uomo e come un grande e onesto lavoratore.

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