Processato sette volte per la multa al compaesano

SASSARI. Ci sono voluti sette processi e ben due pronunciamenti della corte di Cassazione per mettere la parola fine a un’odissea giudiziaria che per un vigile urbano di Tissi era iniziata undici...

SASSARI. Ci sono voluti sette processi e ben due pronunciamenti della corte di Cassazione per mettere la parola fine a un’odissea giudiziaria che per un vigile urbano di Tissi era iniziata undici anni fa, dopo la compilazione di un verbale.

Una contravvenzione dell’importo di 35 euro per una sosta nello stallo riservato ai disabili, notificata a un compaesano nel centro del paese, aveva dato vita a una battaglia a colpi di carte bollate che pochi giorni fa ha visto andare in scena quello che dovrebbe essere l’ultimissimo atto, la pietra tombale su una vicenda costata allo Stato migliaia di euro in indagini e processi.

La prima sezione della corte di Cassazione lunedì scorso ha rigettato l’ennesimo ricorso di Giommaria Deledda, un imprenditore edile di Tissi che aveva contestato il verbale, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.

Giovanni Sanna, vigile urbano di Tissi, difeso dall’avvocato Giuseppe Masala, a marzo dello scorso anno era stato assolto dall’accusa di falso ideologico perché il fatto non sussiste dai giudici della corte d’appello di Cagliari.

Ma prima di loro si erano già pronunciati il giudice di pace di Sassari, poi il giudice dell’udienza preliminare e la corte d’appello di Sassari.

«Quel vigile mi perseguita», aveva sostenuto Deledda e così il suo difensore, l’avvocato Rossella Pinna, si era rivolta ai giudici della Cassazione. La suprema corte aveva annullato il verdetto di assoluzione dei giudici di appello di Sassari e rinviato per un nuovo giudizio alla corte d’appello di Cagliari che un anno fa hanno assolto ancora una volta il vigile urbano. Il settimo processo, ancora davanti alla Cassazione, dovrebbe aver chiuso definitivamente la disputa.

Tutto era nato nel 2010 quando l’imprenditore di Tissi si era visto notificare un verbale per una sosta in uno stallo vietato. In realtà l’auto era in officina da alcuni giorni per delle riparazioni e nello stallo per i disabili aveva posteggiato un altro veicolo di sua proprietà. L’equivoco ha dato vita a sette processi e a un’odissea giudiziaria lunga undici anni. (l.f.)

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