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Sassari

Il dramma di una paziente sassarese, ha un tumore al seno ma prima di operarlo passeranno due mesi

di Luigi Soriga
Il dramma di una paziente sassarese, ha un tumore al seno ma prima di operarlo passeranno due mesi

«Sto vivendo nell’angoscia». Diagnosi rapidissima ma alla fine niente sale operatorie

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SASSARI. Cosa si prova ad avere un tumore, a non poterlo estirpare subito, ad essere costretti a ospitarlo nel proprio corpo per mesi?

Ogni paziente vive questa esperienza con un’angoscia diversa. È quella che si disegna nella faccia delle persone quando il proprio chirurgo, soppesando ogni singola parola, comunica: «Mi dispiace, ma la lista d’attesa è lunghissima, e forse prima di entrare in sala operatoria dovrà aspettare anche due mesi».

Ne sa qualcosa chi è in cura alla Smac, la struttura dell’Aou al piano terra della Seconda Stecca Bianca delle Cliniche di San Pietro, fronte “Scala E”, nata per garantire un’assistenza multidisciplinare e multiprofessionale adeguata alle donne con patologia mammaria, dalla diagnosi alle terapie mediche e chirurgiche, dalla riabilitazione al supporto psicologico. Un percorso rapidissimo per arrivare a diagnosticare in poche settimane un tumore alla mammella, e poi l’imbuto, la strozzatura nell’iter sanitario una volta che bisogna arrivare a una soluzione e intervenire chirurgicamente. Maria Grazia Satta ha cinquantanove anni, e il 30 settembre le è stato diagnosticato un carcinoma al seno.

«Mentre facevo la doccia, toccandomi ho sentito qualcosa di estraneo, che non avrei dovuto avere. Sono andata dal mio medico, mi ha fatto l’impegnativa e mi sono rivolta alla Smac».

L’unità è efficientissima: prende in carico il paziente e lo accompagna passo passo nel percorso diagnostico. «Mi ha visitato la chirurga e mi ha prescritto gli accertamenti: nell’arco di una settimana mi sono sottoposta prima a una ecografia e poi a una mammografia».

Gli esami hanno evidenziato la presenza di un tumore. «Ora, solo chi ha avuto un cancro sa che dopo la diagnosi infausta il pensiero è che venga tolto al più presto e che si inizi subito le terapie oncologiche – dice Maria Grazia Satta –. Ma è possibile che si informi la popolazione sui benefici della prevenzione e poi non ci siano risposte adeguate per la risoluzione dei casi? Devo passare le giornate a cercare cliniche nella penisola che abbiano liste più snelle? Devo convivere ancora per quanto tempo con un mostro che mi consuma da dentro? Oltre il fisico quanto ne risente la mia psiche?».

E prosegue: «Sono assolutamente consapevole dei rischi che sto correndo. I tumori sono aree particolarmente irrorate dal sangue, e il pericolo è che le cellule cancerogene si diffondano e che partano delle metastasi. Per questo intervenire in fretta aumenta le possibilità di guarigione».

Ecco, a Sassari è un controsenso: un reparto efficientissimo, il personale straordinario, ma poi mancano gli spazi per farlo lavorare come vorrebbe. «Domanda: perché non danno più sedute nelle sale operatorie alla Smac? O meglio, come in realtà dovrebbe essere: perché la Smac non ha in dotazione una propria sala operatoria dedicata ai numerosissimi pazienti di questa unità? La chirurga che mi ha detto a malincuore di non potermi operare a breve, mi ha spiegato che in lista ci sono 40 persone prima di me. Ora non c’è più nemmeno l’emergenza covid a scompaginare l’assetto dell’Aou: come è possibile che si debba aspettare così tanto per qualcosa che può salvare una vita?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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