Sassari, si fingeva agente segreto: condannato

Due anni all’ex poliziotto della penitenziaria che con l’inganno si fece consegnare da una donna innamorata 50mila euro

SASSARI. Due anni di reclusione per quella truffa orchestrata ai danni di una donna che si era innamorata di lui – un ex agente di polizia penitenziaria all’epoca in servizio al carcere di Alghero – e aveva creduto anche alla sua bella storia: «Devo partire in missione all’estero, mi servono contanti, puoi anticiparmeli?». E lei, che di recente aveva messo da parte un gruzzolo frutto di un’eredità, lo assecondava consegnandogli i soldi. Fino ad arrivare a un “prestito” di quasi 50mila euro. Non avrebbe certo mai immaginato che quelle fantomatiche telefonate, ricevute nel cuore della notte, con lui che parlava sottovoce da una farlocca zona di guerra, in realtà provenivano da pochi chilometri di distanza, quando non da poche centinaia di metri.

La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dal giudice Elena Meloni che ha condannato l’imputato Massimo Zirottu (difeso dall’avvocato Salvatore Castronuovo) a due anni, la stessa pena chiesta dal pubblico ministero Antonio Piras. E anche al pagamento di una provvisionale di 50mila euro. Alla donna (parte civile con l’avvocato Stefano Carboni) Zirottu aveva raccontato di essere un agente sotto copertura e con questa motivazione le chiedeva dei soldi ogni volta che, a suo dire, doveva partire in missione. Ma il castello di bugie a un certo punto è crollato perché la vittima, trovandosi in difficoltà, aveva chiesto aiuto ed erano partite le indagini.

A smascherare l’agente, dopo un anno di accertamenti “silenziosi” per non destare sospetti, erano stati i suoi stessi colleghi dell’istituto penitenziario di Alghero, coordinati dal comandante Antonello Brancati. «Lui inventava di tutto – aveva raccontato la donna in aula – partenze improvvise e bisogno urgente di soldi, in attesa che si sbloccasse una causa di famiglia che gli avrebbe poi portato un bel po’ di liquidità che gli avrebbe consentito di restituirmi tutto». E così lei anticipava: 5, 10, 30mila euro, per poi scoprire che era tutto un bluff. «Io avevo problemi finanziari – aveva ammesso lui – e lei si rese disponibile a prestarmi quel denaro. Poi è diventata ossessiva con telefonate, messaggi, appostamenti. Allora le dicevo che ero fuori per lavoro. Mi ero reso conto di essere finito in un tunnel senza via di uscita e ho sbagliato».

L’imputato era chiamato a rispondere anche di falso e sostituzione di persona: per far sì che la donna continuasse ad “approvvigionarlo” le aveva consegnato una falsa comunicazione di chiusura istruttoria – che all’apparenza proveniva da un colonnello della guardia di finanza di Nuoro – dove si attestava la conclusione di una pratica di sanatoria fiscale dell’imputato e l’imminente disponibilità a suo favore di un’ingente somma di denaro. Tutto falso.

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