Vernaccia, il vino che svela tutto un territorio
Oggi alla facoltà di Agraria la presentazione del libro dedicato a uno dei simboli dell’enologia sarda
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Oggi, con inizio alle 17, nell’aula magna del dipartimento di Agraria dell’ateneo di Sassari in viale Italia 39, sarà presentato il libro “Vernaccia di Oristano. Identità di un territorio”, a cura di Marilena Budroni, professoressa associata di Microbiologia Agraria all’Università di Sassari, Giovanni Antonio Farris, già professore ordinario di Microbiologia agraria, e Davide Orro, viticoltore.
In Sardegna il vino Vernaccia ha da sempre rappresentato nell'immaginario collettivo il vino più importante dell'isola anche se troppo spesso viene sottovalutato e non valorizzato adeguatamente. I Fenici e i Romani – spiegano gli autori del volume– lo trovarono già coltivato, pertanto lo si può sicuramente considerare un vitigno autoctono. Possiede delle caratteristiche peculiari che lo differenziano da tutti gli altri: è un vino da dessert secco, altamente alcolico, ottenuto senza aggiunta di alcol etilico.
Anche i lieviti responsabili del suo affinamento sono molto particolari, simili forse solo a quelli degli Sherry andalusi e dei Vini Gialli dello Jura francese. Nonostante queste forti motivazioni, in questi ultimi decenni il consumo e, di conseguenza, le superfici coltivate si sono notevolmente contratti, anche per via di un generalizzato calo di popolarità dei vini da dessert. Ma secondo gli autori del volume, la Vernaccia ha ancora tanto da dire: si può fare ancora molto per rilanciare questo prodotto ed esistono dei modi per invertire la tendenza e promuovere un vitigno identitario dell’Oristanese e della Sardegna.
L’incontro di questo pomeriggio è stato organizzato in collaborazione con l’Asa (l’Associazione degli studenti di agraria) e l’editore Carlo Delfino.
In Sardegna il vino Vernaccia ha da sempre rappresentato nell'immaginario collettivo il vino più importante dell'isola anche se troppo spesso viene sottovalutato e non valorizzato adeguatamente. I Fenici e i Romani – spiegano gli autori del volume– lo trovarono già coltivato, pertanto lo si può sicuramente considerare un vitigno autoctono. Possiede delle caratteristiche peculiari che lo differenziano da tutti gli altri: è un vino da dessert secco, altamente alcolico, ottenuto senza aggiunta di alcol etilico.
Anche i lieviti responsabili del suo affinamento sono molto particolari, simili forse solo a quelli degli Sherry andalusi e dei Vini Gialli dello Jura francese. Nonostante queste forti motivazioni, in questi ultimi decenni il consumo e, di conseguenza, le superfici coltivate si sono notevolmente contratti, anche per via di un generalizzato calo di popolarità dei vini da dessert. Ma secondo gli autori del volume, la Vernaccia ha ancora tanto da dire: si può fare ancora molto per rilanciare questo prodotto ed esistono dei modi per invertire la tendenza e promuovere un vitigno identitario dell’Oristanese e della Sardegna.
L’incontro di questo pomeriggio è stato organizzato in collaborazione con l’Asa (l’Associazione degli studenti di agraria) e l’editore Carlo Delfino.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
