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cronaca

Caritas, boom di richieste d’aiuto

Ozieri. Il centro diocesano presenta i dati del post lockdown. Aiuti raddoppiati e molti nuovi poveri


16 novembre 2021 di Barbara Mastino


OZIERI. Richieste di aiuto più che raddoppiate nel 2020 al centro di ascolto della Caritas di Ozieri, con una persona su quattro che mai prima d’ora si era rivolta al centro diocesano per ottenere sostegno e che invece ha dovuto farlo. È il dato emerso nei giorni scorsi nel convegno “Povertà ed esclusione sociale” promosso dalla Caritas in occasione della V Giornata del Povero istituita da papa Francesco. Lo scorso anno le richieste sono passate dalle 300 del 2019 a quasi 700 e sono emersi bisogni vecchi e nuovi. Questi ultimi hanno riguardato soprattutto la fornitura di dispositivi di protezione dal Covid (mascherine, guanti, gel e quant’altro), supporto per smart working e didattica a distanza (pc e tablet ma anche connessioni internet), assistenza nella lettura dei bandi di sostegno comunali, regionali e governativi e nella compilazione delle relative domande, consegne a domicilio di generi alimentari, farmaci (nonché degli stessi Dpi) durante il lockdown e non solo.

Alimenti e medicine non sono un bisogno nuovo, che è stato però amplificato dalla pandemia, e che si è aggiunto alle altre risposte che la Caritas diocesana di Ozieri ha sempre fornito negli anni: pagamento di affitti e utenze, supporto psicologico e ascolto telefonico e in presenza (con le dovute cautele). Le settecento richieste hanno tutte riguardato affitti e utenze e pacchi viveri, mentre la seconda voce in “bilancio” è stata quella dei farmaci, circa 600 seguita dalle 500 forniture di Dpi.

La causa principale delle richieste di aiuto, come ha spiegato nella sua relazione la psicologa e operatrice Caritas Silvia Camoglio, è stata la riduzione del reddito legata alla perdita del lavoro o alla diminuzione delle ore, ma anche i danni subiti durante il lockdown da chi operava con contratti precari o nel sommerso, che purtroppo è tanto. A questa causa sono legati a catena tutti i motivi di richiesta di aiuto, ai quali la Caritas diocesana ha risposto con un grande dispendio di risorse. «Il contributo annuale di 100mila euro della Regione è per fortuna raddoppiato – ha detto la responsabile Giovanna Pani – e a questo fondo si sono aggiunti 120 mila euro dei fondi 8x1000 della Cei e 3mila di donazioni provate o di sodalizi, che oltre al denaro ci hanno messo a disposizione anche dispositivi di protezione, alimenti, farmaci. A tutti costoro va il nostro grazie – ha aggiunto – che chiaramente si estende a tutti i nostri volontari (tra cui tanti nuovi volti giovani che hanno sostituito le persone più avanti negli anni per tutelarle da eventuali contagi), ai sacerdoti, alla protezione civile e agli operatori sociali dei Comuni e delle associazioni di volontariato». La voce più alta di questo bilancio è stata quella degli inserimenti lavorativi, che la Caritas svolge attraverso la cooperativa Spes, pari a 98.900 euro. Seguono con 68.065 euro le spese per affitti e bollette, ma anche il sostegno nell’acquisto di mobilia); con 52.510 euro l’acquisto di viveri e altri beni primari (in aggiunta alle scorte inviate ogni anno dall’Ue); con 49.940 euro l’allestimento di strutture diocesane per ospitare persone senza casa o in quarantena; con 18.833 euro le spese sanitarie, farmaci ma anche visite mediche in Sardegna e oltre mare; 17.840 per sostegno alle insolvenze (tasse, debiti vari); 15.590 per misure contro la cosiddetta povertà educativa, ovvero supporti per la Dad, libri, mense scolastiche al momento della riapertura. Un ventaglio molto ampio di bisogni ai quali la Caritas diocesana cerca di rispondere con impegno e sollecitudine.

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