«I nostri vent’anni in via Torre Tonda»
di Roberto Sanna
Il Caffè Accademia oggi festeggia un compleanno speciale Una strada mal frequentata che ora è il centro della movida
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SASSARI. Vent’anni fa Piero e Peppino Muresu, due imprenditori del mondo dell’intrattenimento che gestivano le discoteche Blu Star e La Siesta, decisero di aprire in via Torre Tonda il Caffè Accademia ristrutturando un locale incastonato nelle vecchie mura cittadine. Non lo sapeva nessuno, ma quello era l’inizio di quella che può essere definita una rivoluzione dei ritmi e della vita di Sassari perché oggi quella strada, allora anonima e nemmeno ben troppo frequentata al calar della sera, è considerata la via della “movida”.
«L’idea che avevamo all’inizio era quello di offrire un punto di riferimento per un aperitivo o un cocktail, in particolare a chi poi voleva proseguire la serata negli altri nostri due locali – spiega Piero Muresu –. Scegliemmo questo locale su indicazione di Tore Martinez, un collega che all’inizio doveva essere in società con noi e invece alla fine fece un’altra scelta. Però l’indicazione mi piaceva, anche perché in quegli anni qui era tutto sguarnito, eravamo l’unico bar della via e contavamo di attirare la clientela da grossi uffici vicini come la questura, un polo tecnico comunale e ovviamente l’Università». L’idea si rivelò vincente ma i primi passi furono molto faticosi: «La sera giravano facce poco raccomandabili, tra l’altro i giardini non erano ancora recintati e vedevamo di tutto – aggiunge Muresu –. Il lunedì mattina, quando riaprivamo dopo la chiusura domenicale, ci rendevamo conto che la nostra veranda aperta era utilizzata come sede di bivacco da parte di gente di ogni genere, prostitute e spacciatori compresi. Così ci rivolgemmo al sindaco, che era Nanni Campus, per trovare il modo di chiuderla. Poi arrivò la pedonalizzazione disposta da un altro sindaco, Gianfranco Ganau, che molti commercianti all’inizio osteggiarono e invece diede il via al “boom”».Il percorso è stato lungo, in vent’anni tante cose sono cambiate, comprese leggi e regolamenti, la Siesta è chiusa e il Blu Star ha appena riaperto, ma il Caffè Accademia è sempre lì, con la stessa gestione, e intorno i locali sono proliferati. Attualmente sono 15, frequentati dalla colazione al digestivo dopo cena: «Sono comunque tempi difficili – conclude Muresu –, il covid si è fatto sentire, i margini sono risicati per tutti e non nego che in qualche occasione ho pensato di mollare, ma alla fine questa è diventata la nostra attività principale. E oggi festeggeremo con una bella serata musicale».
«L’idea che avevamo all’inizio era quello di offrire un punto di riferimento per un aperitivo o un cocktail, in particolare a chi poi voleva proseguire la serata negli altri nostri due locali – spiega Piero Muresu –. Scegliemmo questo locale su indicazione di Tore Martinez, un collega che all’inizio doveva essere in società con noi e invece alla fine fece un’altra scelta. Però l’indicazione mi piaceva, anche perché in quegli anni qui era tutto sguarnito, eravamo l’unico bar della via e contavamo di attirare la clientela da grossi uffici vicini come la questura, un polo tecnico comunale e ovviamente l’Università». L’idea si rivelò vincente ma i primi passi furono molto faticosi: «La sera giravano facce poco raccomandabili, tra l’altro i giardini non erano ancora recintati e vedevamo di tutto – aggiunge Muresu –. Il lunedì mattina, quando riaprivamo dopo la chiusura domenicale, ci rendevamo conto che la nostra veranda aperta era utilizzata come sede di bivacco da parte di gente di ogni genere, prostitute e spacciatori compresi. Così ci rivolgemmo al sindaco, che era Nanni Campus, per trovare il modo di chiuderla. Poi arrivò la pedonalizzazione disposta da un altro sindaco, Gianfranco Ganau, che molti commercianti all’inizio osteggiarono e invece diede il via al “boom”».Il percorso è stato lungo, in vent’anni tante cose sono cambiate, comprese leggi e regolamenti, la Siesta è chiusa e il Blu Star ha appena riaperto, ma il Caffè Accademia è sempre lì, con la stessa gestione, e intorno i locali sono proliferati. Attualmente sono 15, frequentati dalla colazione al digestivo dopo cena: «Sono comunque tempi difficili – conclude Muresu –, il covid si è fatto sentire, i margini sono risicati per tutti e non nego che in qualche occasione ho pensato di mollare, ma alla fine questa è diventata la nostra attività principale. E oggi festeggeremo con una bella serata musicale».
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