«Giovani e dipendenza un allarme ignorato»

Padre Morittu: «Sostanze, gioco, disagio. E così l’Hiv trova terreno fertile»

SASSARI. Dipendenza da più sostanze, con un drammatico ritorno dell’eroina. Ludopatia, disagio sociale e psicologico che almeno in due casi su dieci nasconde patologie cliniche complesse, e le infezioni da Hiv che continuano purtroppo a marciare silenziose, tra persone sempre meno informate, consapevoli e strutturate, visto che l’età delle prime assunzioni, e di rapporti quasi mai protetti, scende drasticamente e in maniera costante. È battagliero come sempre Padre Salvatore Morittu, 40 anni in prima linea a combattere per i suoi ragazzi con Mondo X. Da quando nel 1980, ha dato vita alla prima comunità di recupero per tossicodipendenti a Cagliari, nel convento di San Mauro, seguita nel 1982 da S’Aspru, nelle campagne di Siligo, nel 1985 da Campu ’e Luas ad Uta (oggi gestita da un’altra associazione) e nel 1998 dalla casa famiglia Sant’Antonio Abate, la sola struttura nell’Isola ad offrire assistenza ai malati di Aids, aperta con una straordinaria gara di solidarietà ispirata da padre Paolo Cocco, custode del convento francescano di Sant'Antonio Abate col supporto di Bruno Porcu, volontario storico dell'associazione: 1 miliardo e 800 milioni di lire con cui padre Morittu, trasforma il Convento in quella che oggi ospita 10 “ragazzi” e che negli ultimi 20 anni ne assistito e curato 83 persone.

È battagliero ma preoccupato mentre, affiancato da padre Stefano Gennari, il frate 36enne che «finalmente mi sta vicino a tempo pieno», annuncia il ritorno delle “Giornate della solidarietà” nella loro location naturale di San Pietro in Silki, «dopo la dolorosa parentesi del 2020». E il progetto di più ampio respiro che partirà il primo dicembre, dal palco dell’ex Astra con la piece teatrale «L’amore al tempo dell’ecstasy». «Sentiamo la necessità di riannodare i fili di una comunicazione che si è abbassata troppo di volume. Di andare nelle scuole a parlare con i nostri ragazzi e ragazze. Scuotere i loro animi e fargli vedere quanto l’epidemia di Aids, che ha flagelato l’umanità intera, esiste ancora, e si insinua pericolosamente nella loro quotidianità». Epidemia stettamente legata alla dipendenza, più o meno patologica. Da sostanze, da giochi, ma anche da smartphone o da social. «Un baratro profondo – spiegano padre Morittu e padre Gennari – ancora per molti versi da esplorare. Che in ragazzi giovanissimi provoca danni immensi. E che spesso nasce per mascherare un disagio profondo, psicologico e sociale». Difficile dare dei numeri «anche perché molte dipendenze, come quella da ecstasy, fuggono dalla rete del sostegno, per finire purtroppo direttamente in quella delle cure psichiatriche – spiega padre Morittu – e perché il Covid ha finito per rendere ancora più difficile leggere i dati. E purtroppo ha lasciato ancora più sole le persone che hanno più bisogno. è tempo di riprendere le cure, di riprendere il dialogo, di scuotere di nuovo le coscienza, e di tornare in trincea». Trincea che questo “frate guerriero” non ha mai abbandonato.

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