Accoltellò la moglie in casa nove anni all’architetto

Il 29 aprile Antonio Marincolo aveva colpito la donna al collo con un taglierino  Era stata la figlia adolescente a dare l’allarme chiedendo aiuto dalla finestra

SASSARI. Dopo aver tentato di uccidere la moglie colpendola alla gola con un taglierino, si era provocato con la stessa arma un taglio al polso sinistro e poi aveva tentato di buttarsi dalla finestra.

Antonio Marincolo, architetto sassarese di 58 anni, il 29 aprile scorso era stato bloccato e disarmato da un fotografo e dal titolare di un bar che avevano sentito dalla strada le richieste d’aiuto della figlia della coppia ed erano corsi all’interno dell’appartamento di via Asproni dove si era appena consumato il dramma familiare.

Poco dopo il 58enne era stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio e accompagnato nel carcere di Bancali, mentre la moglie veniva trasportata d’urgenza al pronto soccorso.

Ieri mattina l’uomo, che si trova da mesi agli arresti domiciliari all’interno di una struttura del sud dell’isola, è stato condannato dal giudice dell’udienza preliminare Carmela Rita Serra a nove anni di reclusione per tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia. Difeso dall’avvocato Cristiana Fotzi, l’architetto ha affrontato il processo con il rito abbreviato e si è dovuto difendere anche dall’accusa di aver reso impossibile la vita della moglie, un medico psichiatra di 48 anni, con maltrattamenti andati avanti per parecchio tempo. Per il 58enne il pubblico ministero Paolo Piras aveva sollecitato una condanna a otto anni e otto mesi di carcere, ma il giudice ha inflitto una pena ancora più severa. All’origine dell’aggressione, avevano accertato gli investigatori della sezione operativa dei carabinieri della compagnia di Sassari, ci sarebbero stati motivi di gelosia.

La violenta lite tra marito e moglie era scoppiata di pomeriggio, subito dopo pranzo, nell’appartamento in cui viveva la coppia, in via Asproni. L’allarme era stato dato dalla figlia 16enne che uscita dalla doccia si era ritrovata davanti una scena agghiacciante. La ragazza si era affacciata alla finestra per chiedere aiuto, e aveva richiamato l’attenzione dei vicini e delle persone presenti per strada. Tra i primi a intervenire, il titolare del bar che si trova a pochi metri dalla palazzina in cui si era verificato il tentato omicidio e un fotografo che passava per caso. I due erano riusciti a disarmare l’architetto e a fare scattare i primi soccorsi per la donna che perdeva molto sangue, grazie a un medico che abita nello stesso palazzo. Mentre la psichiatra ferita veniva accompagnata in ospedale a bordo di una ambulanza del 118, il marito era stato preso in consegna dai carabinieri, piombati in via Asproni a sirene spiegate. Fortunatamente dopo qualche giorno la donna era stata dichiarata fuori pericolo. Dopo due mesi di carcere, accogliendo la richiesta del difensore dell’uomo, il gip Giuseppe Grotteria aveva sostituito la misura carceraria con quella degli arresti domiciliari in una comunità, dove l’uomo si trova tutt’ora. La moglie, vittima della brutale aggressione, si è costituita parte civile nel processo con l’avvocato Lorenzo Galisai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes