Sanzioni non recapitate assolto un portalettere

A un operaio erano arrivati verbali lievitati perché non gli erano stati notificati Un postino era imputato di falso ma la sua responsabilità non è stata accertata

SASSARI. Era finito a processo con l’accusa di aver «falsamente attestato, nella sua qualità di portalettere (incaricato di pubblico servizio), di aver immesso nella cassetta delle lettere di un 54enne di Ozieri le comunicazioni di avvenuto deposito di tre raccomandate». Circostanza «non corrispondente al vero» – sosteneva la Procura – dal momento che l’uomo «non risultava intestatario di alcuna cassetta per la corrispondenza». E così il portalettere, un 40enne sassarese, era stato rinviato a giudizio per falsità ideologica e materiale e aveva anche rischiato la sospensione dal posto di lavoro. Ma al termine del processo l’imputato, difeso dall’avvocato Marcello Mura, è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

La storia risale a maggio del 2013 quando un operaio di Ozieri si era visto recapitare una lettera dal comando della polizia locale di Monastir che aveva come oggetto: “mancata riscossione di somme dovute a titolo di sanzioni amministrative”. In sintesi non risultava pagata una multa per illeciti amministrativi al codice della strada, anche se figurava contestata e notificata.

Il verbale originario, proprio per via del mancato pagamento nei termini, era lievitato arrivando a superare i duemila euro. Ma il destinatario sosteneva di non aver mai ricevuto nulla. Aveva quindi fatto degli accertamenti ed era emerso che un dipendente dell’ufficio postale aveva certificato che le notifiche non erano state eseguite “per temporanea assenza del destinatario, con apposizione di avviso nella cassetta per la corrispondenza”. Peccato però che nell’abitazione del 54enne – che si trova in campagna – non esistesse alcuna cassetta. L’operaio aveva quindi presentato ricorso al prefetto di Cagliari dove specificava le sue ragioni tra cui il fatto che da oltre vent’anni tutta la corrispondenza indirizzata alla sua famiglia venisse recapitata nel domicilio della sorella (nel centro abitato) proprio perché la sua casa era isolata e non usufruiva del servizio postale. Ma i ricorsi erano stati dichiarati inammissibili perché non erano stati presentati nei termini (ovvio, considerato che lui non era a conoscenza di quei verbali non avendoli mai ricevuti). Da qui la decisione di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Sassari nei confronti dei dipendenti di Poste italiane di Ozieri. In questo modo si era risaliti all’imputato. Ma durante il processo, e in particolare nell’arringa, l’avvocato Mura ha puntato sul fatto che non fosse possibile accertare quale portalettere avesse realmente sbarrato la casella dell’avvenuta consegna delle raccomandate.

Il giudice, accogliendo la tesi difensiva, ha assolto l’imputato.

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