«Ci chiedono di pagare i campi che restano chiusi»

SASSARI. La commistione tra pubblico e privato, amatori, dilettanti e professionisti è il grande inganno dello sport italiano. E il movimento di base è sicuramente la dimostrazione più emblematica di...

SASSARI. La commistione tra pubblico e privato, amatori, dilettanti e professionisti è il grande inganno dello sport italiano. E il movimento di base è sicuramente la dimostrazione più emblematica di un sistema sbagliato: in questo caso, i privati (cioè le famiglie) con le loro quote versate alle società finanziano i campionati, ma le stesse società devono utilizzare impianti pubblici a meno che non abbiano una palestra di loro proprietà. E quando si tratta di palestre scolastiche, l’ultima parola spetta ai dirigenti.

In questo caso la vicenda sta rasentando l’assurdo, perché l’assegnazione viene fatta dopo una procedura che si svolge all’inizio dell’anno scolastico ma le società, dopo aver raggiunto un accordo formale col Comune, si trovano la strada sbarrata: «Il Comune non può stare a guardare – dice Antonio Marras – e c’è anche un risvolto incredibile: perché all’inizio della stagione ci chiede il pagamento anticipato delle palestre. Palestre che poi i dirigenti scolastici tengono chiuse. Ma secondo voi, io devo dare al Comune i soldi anticipati per l’utilizzo di impianti che invece restano chiusi? Stiamo parlando di cifre che nei nostri piccoli bilanci pesano: è vero che il costo è di 5 euro all’ora, almeno quello minimo, ma se moltiplicate per il numero delle squadre e delle ore di utilizzo arriviamo in fretta a 500 euro al mese, se non di più. Contando che i nostri unici introiti sono quasi esclusivamente quelli delle quote mensili, capite che 500 euro diventano improvvisamente una spesa molto importante. Tenete conto che noi la mattina, in quelle palestre scolastiche, facciamo dei progetti di avviamento allo sport agli studenti. Il tutto a titolo gratuito, sia chiaro. Però al mattino per quei progetti in palestra possiamo entrare, mentre la sera o nel week-end non possiamo metterci piede. Una situazione incredibile e continuiamo a non ricevere risposte».(r.s.)

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