Rubò liquori e birra al Conad super store 50enne condannato
di Nadia Cossu
Incastrato dalle registrazioni delle telecamere interne Erano risaliti a lui visionando le immagini di un altro furto
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SASSARI. A lui erano risaliti mentre visionavano le registrazioni della telecamera interna relative a un altro furto. Un ladro si era infatti introdotto nel punto vendita Conad Super store di via Gramsci e la direzione, come vuole la prassi, aveva visionato le immagini del sistema di videosorveglianza. Ed era venuto fuori che poco prima una persona si era impossessata di svariati articoli – prendendoli dagli scaffali del supermercato – ed era riuscita ad andare via indisturbata dopo averli sistemati nel carrello della spesa.
Per quell’episodio l’uomo, un 50enne sassarese, è stato rinviato a giudizio per furto con le aggravanti di aver commesso il fatto con destrezza e su beni esposti alla pubblica fede. Ieri mattina il giudice Valentina Nuvoli lo ha condannato a dieci mesi di reclusione, il pm Paola Manunza aveva chiesto la condanna a un anno.
Il fatto risale ad agosto del 2017. L’uomo, dopo aver preso generi alimentari e altri prodotti in vendita, era uscito dal negozio oltrepassando le sbarre automatiche che consentono solo l’accesso approfittando della loro apertura all’ingresso di un cliente. A distanza di qualche ora ecco ricomparire lo stesso uomo nelle registrazioni delle telecamere: il 50enne in questo caso era stato immortalato mentre si impossessava di alcune lattine di birra e diverse bottiglie di liquori. Dopo averle nascoste nel proprio zaino si era allontanato dal punto vendita di Luna e Sole senza pagare la merce e sempre con lo stesso sistema, ossia oltrepassando le barriere che si erano aperte all’accesso nel supermercato di un altro cliente.
Ieri l’avvocato difensore Maurizio Serra ha tentato nella sua discussione di far cadere le aggravanti contestate, in particolare sostenendo che i prodotti in mostra negli scaffali di un supermercato non possono essere qualificati come “beni esposti alla pubblica fede”. L’esposizione alla pubblica fede è un’aggravante che si configura in relazione alla situazione in cui si trova il bene che viene sottratto perché scatta ogni volta che le cose di cui il ladro intende impossessarsi «si trovano esposte, per necessità, consuetudine o destinazione, alla pubblica fede». E per l’avvocato Serra tali non potevano considerarsi i prodotti esposti negli scaffali di un supermercato.
Il giudice Nuvoli ha comunque accolto la richiesta di condanna dell’accusa infliggendo però all’imputato una pena inferiore a quella chiesta dal pubblico ministero.
Per quell’episodio l’uomo, un 50enne sassarese, è stato rinviato a giudizio per furto con le aggravanti di aver commesso il fatto con destrezza e su beni esposti alla pubblica fede. Ieri mattina il giudice Valentina Nuvoli lo ha condannato a dieci mesi di reclusione, il pm Paola Manunza aveva chiesto la condanna a un anno.
Il fatto risale ad agosto del 2017. L’uomo, dopo aver preso generi alimentari e altri prodotti in vendita, era uscito dal negozio oltrepassando le sbarre automatiche che consentono solo l’accesso approfittando della loro apertura all’ingresso di un cliente. A distanza di qualche ora ecco ricomparire lo stesso uomo nelle registrazioni delle telecamere: il 50enne in questo caso era stato immortalato mentre si impossessava di alcune lattine di birra e diverse bottiglie di liquori. Dopo averle nascoste nel proprio zaino si era allontanato dal punto vendita di Luna e Sole senza pagare la merce e sempre con lo stesso sistema, ossia oltrepassando le barriere che si erano aperte all’accesso nel supermercato di un altro cliente.
Ieri l’avvocato difensore Maurizio Serra ha tentato nella sua discussione di far cadere le aggravanti contestate, in particolare sostenendo che i prodotti in mostra negli scaffali di un supermercato non possono essere qualificati come “beni esposti alla pubblica fede”. L’esposizione alla pubblica fede è un’aggravante che si configura in relazione alla situazione in cui si trova il bene che viene sottratto perché scatta ogni volta che le cose di cui il ladro intende impossessarsi «si trovano esposte, per necessità, consuetudine o destinazione, alla pubblica fede». E per l’avvocato Serra tali non potevano considerarsi i prodotti esposti negli scaffali di un supermercato.
Il giudice Nuvoli ha comunque accolto la richiesta di condanna dell’accusa infliggendo però all’imputato una pena inferiore a quella chiesta dal pubblico ministero.
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