Energia, il sindaco di Porto Torres: "Decreto umiliante, dimettiamoci tutti"

Il sindaco di Porto Torres Massimo Mulas

Mulas chiama i colleghi: «Rifiutiamo questo schiaffo, facciamoci rispettare»

PORTO TORRES. Il recente confronto tra il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e il presidente della Regione Christian Solinas - sul Dpcm Energia - non è stato accolto con entusiasmo dal sindaco di Porto Torres, Massimo Mulas. «Il motivo è semplice - attacca -: in un momento storico di grandi attese e annunciate rivoluzioni, all'Isola viene prospettata una soluzione al ribasso con opzioni che sono state attuate nel resto d'Europa quarant'anni fa. Non si può certo esultare per un risultato così umiliante». Sono tanti i motivi contrari elencati punto per punto dal capo dell'amministrazione turritana, che ha anche deciso di fare una chiamata alle armi a tutti i colleghi delle altre municipalità sarde. «Di fronte a uno schema che avvilisce ancora una volta la Sardegna - protesta -, noi sindaci dovremmo avere il coraggio di dimetterci e rifiutare questo schiaffo. È l'unico modo per mettere sul tavolo le preoccupazioni, il disagio e la frustrazione delle nostre comunità che meritano di essere protagoniste di questa fase così cruciale. Diciamolo chiaramente - aggiunge Mulas -, commissariateci tutti, visto che tanto questo viene fatto con la Sardegna. Le dimissioni diventano effettive in 20 giorni: se lo facessimo tutti all'unisono, al governo resterebbe un tempo brevissimo per trattare un accordo vero che sia rispettoso di tutte le parti; in caso contrario, verrebbe decretata la definitiva debolezza e irrilevanza della nostra terra».

Il primo cittadino di Porto Torres definisce la sua proposta una battaglia di dignità istituzionale di fronte a quel documento, «soprattutto perché quell'accordo è il frutto di una trattativa mai nata e sembra essere figlio più della visione di qualche azienda che di un ragionamento politico condiviso».Per Mulas i sardi non meritano di essere trattati «ancora una volta» come l'ultima ruota del carro, soprattutto per quello che hanno dato all'Italia: «Abbiamo messo a disposizione grosse porzioni di territorio per le infrastrutture della chimica, per le raffinerie e i depositi energetici; abbiamo sacrificato pezzi di terra con servitù militari che hanno imbrigliato l'isola nel ruolo di base cruciale nel Mediterraneo, a garanzia di accordi internazionali che ci sono passati sulla testa; abbiamo un'economia che non ha le zone d'ombra di altre regioni del Meridione e che permette investimenti alla luce del sole».

L'altra provocazione del primo cittadino portotorrese è quella di far commissariare tutti i comuni sardi, per sperimentare, giorno per giorno, cosa voglia dire amministrare un territorio alla canna del gas e con problemi insuperabili e un livello di disperazione crescente. «Dimettiamoci tutti per dimostrare che non siamo più disposti a subire passivamente strategie calate dall'alto. Non si tratta di orgoglio, antagonismo o testardaggine folkloristica ma solo di essere all'altezza delle nuove sfide che abbiamo di fronte. Respingiamo gli accordi al ribasso e costruiamo insieme il futuro di una Sardegna forte e rispettata nell'Unione europea».

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