Il netturbino aggredito: «Mi sento in pericolo»
di Paolo Ardovino
Angelo Piras, pestato dal branco nel 2017 in viale Italia, lancia un nuovo appello «Dopo quasi cinque anni nulla è stato fatto per dare un nome ai miei aggressori»
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SASSARI. È una vicenda dove quasi si confonde il danno con la beffa. Angelo Piras è un netturbino sassarese di 57 anni di cui si è parlato nelle cronache quasi cinque anni fa. Picchiato da un branco di ragazzini, durante il turno di pulizia delle strade all’alba, ha riportato evidenti danni fisici ma ancora non ha ottenuto giustizia. Basti pensare che dopo tutto questo tempo non si conoscono ancora i suoi aggressori. E lui continua a vivere e lavorare nell’ansia perché quella brutta esperienza ha lasciato un trauma importante. «Qualche giorno fa – racconta – ho avuto paura di rischiare una situazione simile a quella di cinque anni fa. Sempre la mattina presto, alcuni ragazzi ridevano e si avvicinavano, ho pensato mi stessero per aggredire».
Angelo lo scorso ottobre aveva lanciato un appello, chiedendo di essere ascoltato: ma nessuno si è fatto avanti. «Non ce la faccio più – dice oggi – cerco un avvocato disposto ad aiutarmi». È l’appello accorato dell’operatore ecologico 57enne, segnato dal lavoro, dagli strascichi di quell’aggressione e dalla delusione. Era il febbraio 2017 quando attorno alle 6 di mattina, nel tratto iniziale di viale Italia, il branco lo ha aggredito. Un occhio tumefatto, costole incrinate, spalla dolorante, mandibola contusa. Quei colpi, sommati ad altri acciacchi che col tempo si sono fatti sentire, rendono oggi Angelo un uomo ingabbiato in un corpo malconcio, che anche solo nel parlare prova una certa fatica. «Dopo questi anni non so ancora nulla di chi mi ha picchiato». Ogni giorno a letto presto perché la sveglia suona prima dell’alba. Poco tempo fa – una mattina appena terminato il lavoro – invece di tornare dritto a casa, ancora con la tuta di Ambiente Italia aveva chiesto aiuto alla Nuova Sardegna: «Non dimenticatemi». Nella speranza che qualcuno veramente non lo facesse e che la situazione potesse sbrogliarsi. Ma a quasi cinque anni esatti, Angelo Piras è sul punto di arrendersi. «Niente. Nessuno mi ha cercato». Una famiglia a cui provvedere, uno stipendio certamente non dei più alti, una condizione fisica precaria, il 57enne sa bene di non poter portare avanti da sola la sua battaglia: «Il problema è che per me è molto difficile permettermi le spese per un avvocato. Non posso fare altro che sperare che qualcuno mi venga incontro».
Angelo chiede giustizia con forza anche perché è strano che nessuno abbia visto o che le telecamere, presenti nel punto in cui fu aggredito (tra il bar Abetone e la tabaccheria sul marciapiede opposto), non abbiano dato una mano alle indagini.
Un anno prima del pestaggio, ne aveva rischiato un altro durante i Candelieri. E le aggressioni agli operatori ecologici da parte di baby gang e ragazzi di ritorno da nottate di festa sono purtroppo fenomeni diffusi di cui spesso si sono occupate anche le cronache nazionali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Angelo lo scorso ottobre aveva lanciato un appello, chiedendo di essere ascoltato: ma nessuno si è fatto avanti. «Non ce la faccio più – dice oggi – cerco un avvocato disposto ad aiutarmi». È l’appello accorato dell’operatore ecologico 57enne, segnato dal lavoro, dagli strascichi di quell’aggressione e dalla delusione. Era il febbraio 2017 quando attorno alle 6 di mattina, nel tratto iniziale di viale Italia, il branco lo ha aggredito. Un occhio tumefatto, costole incrinate, spalla dolorante, mandibola contusa. Quei colpi, sommati ad altri acciacchi che col tempo si sono fatti sentire, rendono oggi Angelo un uomo ingabbiato in un corpo malconcio, che anche solo nel parlare prova una certa fatica. «Dopo questi anni non so ancora nulla di chi mi ha picchiato». Ogni giorno a letto presto perché la sveglia suona prima dell’alba. Poco tempo fa – una mattina appena terminato il lavoro – invece di tornare dritto a casa, ancora con la tuta di Ambiente Italia aveva chiesto aiuto alla Nuova Sardegna: «Non dimenticatemi». Nella speranza che qualcuno veramente non lo facesse e che la situazione potesse sbrogliarsi. Ma a quasi cinque anni esatti, Angelo Piras è sul punto di arrendersi. «Niente. Nessuno mi ha cercato». Una famiglia a cui provvedere, uno stipendio certamente non dei più alti, una condizione fisica precaria, il 57enne sa bene di non poter portare avanti da sola la sua battaglia: «Il problema è che per me è molto difficile permettermi le spese per un avvocato. Non posso fare altro che sperare che qualcuno mi venga incontro».
Angelo chiede giustizia con forza anche perché è strano che nessuno abbia visto o che le telecamere, presenti nel punto in cui fu aggredito (tra il bar Abetone e la tabaccheria sul marciapiede opposto), non abbiano dato una mano alle indagini.
Un anno prima del pestaggio, ne aveva rischiato un altro durante i Candelieri. E le aggressioni agli operatori ecologici da parte di baby gang e ragazzi di ritorno da nottate di festa sono purtroppo fenomeni diffusi di cui spesso si sono occupate anche le cronache nazionali.
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