Psichiatri a giudizio chieste 3 condanne
di Nadia Cossu
Il pm: incompatibili come esaminatori, non si sono astenuti I difensori: nessun conflitto di interesse con i candidati
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SASSARI. Per l’accusa avrebbero attestato il falso nel momento in cui dichiararono, a gennaio del 2019, che non esistevano casi di incompatibilità con i candidati alla selezione per l’assunzione di dirigenti medici specialisti in psichiatria da utilizzare per eventuali assunzioni a tempo determinato. I commissari esaminatori erano gli psichiatri Liliana Lorettu, Alessandra Nivoli e Donato Posadinu. E per loro, finiti a giudizio per falso, ieri mattina il pubblico ministero Enrica Angioni ha chiesto la condanna a un anno di reclusione. Il processo è stato aggiornato a gennaio per repliche e sentenza.
I tre imputati odierni erano – nel 2018 – coinvolti sempre nella veste di imputati nel procedimento per abuso d’ufficio e falso che aveva coinvolto anche altri vertici della Psichiatria sassarese. Erano tutti accusati di aver esercitato il loro potere nella scuola di specializzazione per bloccare l’arrivo al traguardo di una allieva “sgradita” (poi assolti all’esito del processo dall’abuso d’ufficio, processo che è invece andato avanti per Lorettu e Posadinu per il reato di falso e che sta arrivando a sentenza).
Stavolta Lorettu, Posadinu e Nivoli «in qualità di membri della commissione esaminatrice nominati a dicembre del 2018 con deliberazione della Aou di Sassari – scriveva la Procura – avrebbero dichiarato nel verbale di avviso di pubblica selezione del 28 gennaio 2019 che non esistevano casi di incompatibilità» con tre candidati in particolare. «Contrariamente al vero», sosteneva il pm, perché avrebbero invece dovuto astenersi in quanto quegli stessi allievi sarebbero stati citati come testimoni della pubblica accusa nel procedimento all’epoca in corso.
Per la difesa (rappresentata dagli avvocati Stefano Porcu, Speranza Benenati, Bruno e Giuseppe Conti) non ci sarebbe stata invece alcuna ragione di incompatibilità o inopportunità perché i tre commissari erano chiamati a dare un giudizio sugli esaminandi «e il giudizio è insindacabile». L’incompatibilità – ha spiegato la difesa – «riguarda situazioni di fatto reali e non potenziali» (l’accusa sostiene che avrebbero dovuto astenersi perché si trattava di potenziali testimoni ndc). Ma solo uno era stato indicato dal pm nella sua lista e alla fine ha anche rinunciato alla sua audizione. «Non c’erano ragioni di incompatibilità e in ogni caso non si era minimamente rappresentata la possibilità di un conflitto di interessi. Era stata fatta la selezione invece del concorso per avere subito dei medici che potessero far funzionare la struttura che era al collasso per mancanza di psichiatri».
I tre imputati odierni erano – nel 2018 – coinvolti sempre nella veste di imputati nel procedimento per abuso d’ufficio e falso che aveva coinvolto anche altri vertici della Psichiatria sassarese. Erano tutti accusati di aver esercitato il loro potere nella scuola di specializzazione per bloccare l’arrivo al traguardo di una allieva “sgradita” (poi assolti all’esito del processo dall’abuso d’ufficio, processo che è invece andato avanti per Lorettu e Posadinu per il reato di falso e che sta arrivando a sentenza).
Stavolta Lorettu, Posadinu e Nivoli «in qualità di membri della commissione esaminatrice nominati a dicembre del 2018 con deliberazione della Aou di Sassari – scriveva la Procura – avrebbero dichiarato nel verbale di avviso di pubblica selezione del 28 gennaio 2019 che non esistevano casi di incompatibilità» con tre candidati in particolare. «Contrariamente al vero», sosteneva il pm, perché avrebbero invece dovuto astenersi in quanto quegli stessi allievi sarebbero stati citati come testimoni della pubblica accusa nel procedimento all’epoca in corso.
Per la difesa (rappresentata dagli avvocati Stefano Porcu, Speranza Benenati, Bruno e Giuseppe Conti) non ci sarebbe stata invece alcuna ragione di incompatibilità o inopportunità perché i tre commissari erano chiamati a dare un giudizio sugli esaminandi «e il giudizio è insindacabile». L’incompatibilità – ha spiegato la difesa – «riguarda situazioni di fatto reali e non potenziali» (l’accusa sostiene che avrebbero dovuto astenersi perché si trattava di potenziali testimoni ndc). Ma solo uno era stato indicato dal pm nella sua lista e alla fine ha anche rinunciato alla sua audizione. «Non c’erano ragioni di incompatibilità e in ogni caso non si era minimamente rappresentata la possibilità di un conflitto di interessi. Era stata fatta la selezione invece del concorso per avere subito dei medici che potessero far funzionare la struttura che era al collasso per mancanza di psichiatri».
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