Geridu, a scuola di medioevo

Ieri mattina la lezione dei futuri archeologi di Uniss nello storico villaggio alle porte di Sorso

SORSO. Sono ormai 25 anni che gli scavi del villaggio medievale abbandonato di Geridu hanno iniziato a restituire un fermo immagine di come una grande comunità rurale di oltre 1500 persone viveva nelle campagne sarde verso il 1350.

Oltre a questo, per anni Geridu è stata un’aula didattica a cielo aperto, dove si è formato sul campo (o ha iniziato la propria formazione) un numero impressionante di archeologi che oggi lavorano in tante regioni italiane come archeologi professionisti, ma anche come funzionari di Soprintendenza, direttori di Musei, professori e ricercatori universitari. Studenti che ieri sono tornati a Geridu, per una lezione che è anche una ripartenza,

Dieci campagne di scavo del Dipartimento di Storia dell’Uniss, con il sostegno dell’amministrazione comunale di Sorso e della Soprintendenza Archeologica di Sassari, hanno permesso di realizzare una fotografia molto dettagliata della vita del villaggio e di demolire una serie di luoghi comuni nell’immaginario collettivo di come si vivesse nelle campagne medievali della Sardegna. Tutto ciò è ampiamente documentato e illustrato anche nel Museo Biddas, dedicato ai villaggi abbandonati della Sardegna presso il Palazzo Baronale di Sorso, realizzato con uno sforzo eccezionale e che ha portato il Museo a essere premiato nel 2013 come miglior museo italiano per l’innovazione nel settore della comunicazione.

«Nei primi anni del Trecento, nel pieno del Medioevo, gli abitanti di Geridu vivevano non in povere case coperte con rami e paglia, ma in abitazioni coperte con tegole e costruite con solidi muri in pietra, cementati con fango e rivestiti con intonaco argilloso e la qualità delle abitazioni del villaggio rurale non era molto diversa da quella delle comuni case della città di Sassari», dice il professor Marco Milanese, Ordinario di Archeologia nell’Università di Sassari, responsabile degli scavi di Geridu dal 1995 e direttore del Museo Biddas. «La lezione per gli studenti di Metodologia della Ricerca Archeologica dell’Università di Sassari, chiude la prima parte del Corso teorico - aggiunge Milanese - con la finalità di avviare una quotidianità che gli studenti di Archeologia devono avere e sviluppare con il terreno, con la materialità della Storia leggibile nei siti archeologici. La presenza dell’amministrazione comunale di Sorso è un segnale politico importante di una coesione progettuale e d’intenti, che nonostante le difficoltà burocratiche, non è mai mancata nel tempo. L’auspicio e il progetto oggi messo sul tavolo è anche che Geridu possa riprendere subito il ruolo che ha avuto per molto tempo, come laboratorio didattico e fucina di ricerca innovativa sul Medioevo sardo e di sviluppo del territorio, un’idea nella quale l’Amministrazione Comunale di Sorso e l’Università di Sassari si riconoscono pienamente e che intendono proporre alla Soprintendenza per un’adesione e per le autorizzazioni».

«L’amministrazione comunale di Sorso, sin dall’inizio del proprio mandato, ha avviato le interlocuzioni con l’Università di Sassari e la Soprintendenza, per avere un quadro preciso dello stato dell’opera e delle azioni che, di concerto, possiamo mettere in campo - afferma l’assessore alla Cultura Marcella Spanu - . Milanese è un punto di riferimento autorevole e prestigioso, condividiamo la sua prospettiva di sviluppo e di valorizzazione dei siti archeologici che impreziosiscono il nostro territorio. Siamo convinti che insieme possiamo dare nuova spinta e riprendere progetti sospesi ma non accantonati. La nostra presenza qui dimostra la forte volontà di convertire in azione il progetto, a partire da una nuova campagna di scavi e dalla prossima riapertura del Museo Biddas. La presenza degli studenti a Geridu è un segnale di ripresa delle attività che pone il punto d’inizio e consolida una collaborazione tra Enti». (red.cr.)

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