«La marchesa senza soldi mangiava solo brodino»
di Nadia Cossu
In aula un amico di Ernestina Tacchino Zoagli: «Aveva paura di Rodolfo Gosmino» Il teste: «Un giorno mi mostrò in lacrime una lettera: era diventata nullatenente»
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SASSARI. «Ricordo che la marchesa si lamentava in continuazione perché i soldi non le bastavano, mangiava spesso solo una minestrina con dado. Era molto magra, mi scuso per la frase ma sembrava una scopa vestita...».
In aula, davanti al giudice Elena Meloni, un testimone citato dal pubblico ministero Maria Paola Asara ha raccontato il dramma della marchesa Ernestina Tacchino Zoagli (deceduta di recente all’età di 97 anni) nel processo per truffa aggravata a carico di Rodolfo Gosmino, commercialista sassarese di 75 anni, ex preside dell’istituto alberghiero di Alghero, e sua figlia di 30 anni Giulia Irene.
Per la Procura avrebbero raggirato la ricca marchesa algherese facendola finire in disgrazia e per questo uno dei discendenti della nobile famiglia si è costituito parte civile chiedendo al giudice di ottenere un risarcimento per il danno subìto. In particolare, secondo la ricostruzione investigativa delle fiamme gialle, Gosmino si sarebbe impadronito dei beni della marchesa proponendole la creazione di una fondazione onlus con la quale sostenere i giovani scrittori, bravi ma senza un soldo. E la “Fondazione Ernestina Zoagli” venne effettivamente istituita ma le leve del comando sarebbero state nelle mani del commercialista imputato. Che, sempre secondo le indagini, isolando l’anziana e impedendole i contatti con altre persone, aveva potuto ottenere la presidenza della fondazione. Un raggiro che alla nobildonna sarebbe costato l’intero patrimonio, circa tre milioni di euro, e che l’avrebbe costretta a vivere in reali ristrettezze economiche, come lei stessa aveva scritto nella denuncia presentata alla magistratura.
E come ieri ha confermato il testimone in aula: «La marchesa si confidava con me e con mia moglie, abitavamo nello stesso palazzo di sua proprietà, noi qualche piano più su. Poi si stabilì a casa nostra, mia moglie si prendeva cura di lei. Un giorno in particolare ci mostrò tra le lacrime una lettera che le era arrivata e nella quale c’era scritto che lei era una nullatenente. Era rimasta sbalordita, tremando ci disse: “Io? Io nullatenente?”. Ci spiegò che non voleva Gosmino come amministratore dei suoi beni, ma non sapeva come fare per mandarlo via. Le dava pochi soldi, in banconote da 5,10, 20 euro perché sembrassero di più, così raccontava. Lo temeva, ci diceva: “Ho paura che mi ammazzi, che mi butti giù dalle scale”».
La guardia di finanza aveva accertato a carico degli imputati ricavi non dichiarati (provenienti dalle locazioni di diverse proprietà immobiliari) per oltre 670mila euro, 31 rapporti finanziari (tra conti correnti, depositi titoli, carte di credito, carte di debito, dossier titoli) attivi in otto diversi istituti di credito e 115 beni immobili tra Sardegna, Liguria e Piemonte. Per un totale di tre milioni di euro. L’indagine, spiegarono i finanzieri, era partita «da due verifiche fiscali condotte rispettivamente nei confronti di una Fondazione senza scopo di lucro di Alghero e del suo rappresentante legale, attenzionati dai finanzieri in virtù di forti dubbi riguardanti diverse proprietà immobiliari dalle quali entrambi traevano profitto mediante locazioni, in larga parte irregolari». Il riferimento è proprio alla Fondazione Zoagli e l’attività fiscale si concluse con l’accertamento di ricavi non dichiarati per quasi 700mila euro. Il processo servirà ad accertare se e quali responsabilità esistano a carico di Gosmino e della figlia (il primo è difeso dall’avvocato Nicola Lucchi).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In aula, davanti al giudice Elena Meloni, un testimone citato dal pubblico ministero Maria Paola Asara ha raccontato il dramma della marchesa Ernestina Tacchino Zoagli (deceduta di recente all’età di 97 anni) nel processo per truffa aggravata a carico di Rodolfo Gosmino, commercialista sassarese di 75 anni, ex preside dell’istituto alberghiero di Alghero, e sua figlia di 30 anni Giulia Irene.
Per la Procura avrebbero raggirato la ricca marchesa algherese facendola finire in disgrazia e per questo uno dei discendenti della nobile famiglia si è costituito parte civile chiedendo al giudice di ottenere un risarcimento per il danno subìto. In particolare, secondo la ricostruzione investigativa delle fiamme gialle, Gosmino si sarebbe impadronito dei beni della marchesa proponendole la creazione di una fondazione onlus con la quale sostenere i giovani scrittori, bravi ma senza un soldo. E la “Fondazione Ernestina Zoagli” venne effettivamente istituita ma le leve del comando sarebbero state nelle mani del commercialista imputato. Che, sempre secondo le indagini, isolando l’anziana e impedendole i contatti con altre persone, aveva potuto ottenere la presidenza della fondazione. Un raggiro che alla nobildonna sarebbe costato l’intero patrimonio, circa tre milioni di euro, e che l’avrebbe costretta a vivere in reali ristrettezze economiche, come lei stessa aveva scritto nella denuncia presentata alla magistratura.
E come ieri ha confermato il testimone in aula: «La marchesa si confidava con me e con mia moglie, abitavamo nello stesso palazzo di sua proprietà, noi qualche piano più su. Poi si stabilì a casa nostra, mia moglie si prendeva cura di lei. Un giorno in particolare ci mostrò tra le lacrime una lettera che le era arrivata e nella quale c’era scritto che lei era una nullatenente. Era rimasta sbalordita, tremando ci disse: “Io? Io nullatenente?”. Ci spiegò che non voleva Gosmino come amministratore dei suoi beni, ma non sapeva come fare per mandarlo via. Le dava pochi soldi, in banconote da 5,10, 20 euro perché sembrassero di più, così raccontava. Lo temeva, ci diceva: “Ho paura che mi ammazzi, che mi butti giù dalle scale”».
La guardia di finanza aveva accertato a carico degli imputati ricavi non dichiarati (provenienti dalle locazioni di diverse proprietà immobiliari) per oltre 670mila euro, 31 rapporti finanziari (tra conti correnti, depositi titoli, carte di credito, carte di debito, dossier titoli) attivi in otto diversi istituti di credito e 115 beni immobili tra Sardegna, Liguria e Piemonte. Per un totale di tre milioni di euro. L’indagine, spiegarono i finanzieri, era partita «da due verifiche fiscali condotte rispettivamente nei confronti di una Fondazione senza scopo di lucro di Alghero e del suo rappresentante legale, attenzionati dai finanzieri in virtù di forti dubbi riguardanti diverse proprietà immobiliari dalle quali entrambi traevano profitto mediante locazioni, in larga parte irregolari». Il riferimento è proprio alla Fondazione Zoagli e l’attività fiscale si concluse con l’accertamento di ricavi non dichiarati per quasi 700mila euro. Il processo servirà ad accertare se e quali responsabilità esistano a carico di Gosmino e della figlia (il primo è difeso dall’avvocato Nicola Lucchi).
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