«Cara Ozieri, così mi hai respinto»

Tornato nella sua città dopo vent’anni a Roma, Costantino Fenu racconta perché alla fine si è arreso

OZIERI. Se il lavoro è la prima causa dell’emigrazione dal proprio paese di nascita, è anche vero che a volte chi prova a rientrare a casa per mettere a frutto le idee e il denaro conquistati negli anni non sempre riesce a farlo. È emblematica in questo senso la vicenda di Costantino Fenu, settantenne ozierese che vent’anni fa tornò nella sua città natale dopo trent’anni di lavoro a Roma ma che a Ozieri, come racconta, non trovò «altro che porte chiuse e bastoni tra le ruote».

«La mia famiglia lasciò Ozieri nel 1966 quando avevo 16 anni per cercare fortuna – racconta Costantino Fenu – perché mio padre era un minatore e in quegli anni quello era un lavoro molto pericoloso e avvenivano numerosi incidenti. Per oltre trent’anni ho gestito un’autorimessa nella capitale, ma a un certo punto ho deciso di tornare a Ozieri per investire nella mia città. Ma sebbene in sei anni, dal 1999 al 2006, io abbia avviato ben quattro diverse attività, alla fine ho rifatto i bagagli e sono tornato a Roma».

Costantino Fenu inizia avviando, in società con un cugino, un’attività di pizzeria da asporto con consegna a domicilio, che a quei tempi a Ozieri non esisteva. Un’impresa che è durata per anni prima di arrendersi alle difficoltà di un mercato diventato nel frattempo sempre più intasato, ma intanto Costantino aveva ceduto la sua quota al socio per dedicarsi a qualcos’altro. Era nata infatti l’idea di aprire un bazar di casalinghi; attività tutt’ora esistente perché da lui ceduta dopo poco tempo a causa delle difficoltà e delle pastoie burocratiche e dei paletti che non l’avevano fatta crescere nella direzione da lui pensata. «Mille controlli e mille ostacoli – racconta Fenu – ne hanno bloccato l’espansione, in particolare hanno ostacolato la mia idea di crearvi anche una rivendita di libri usati, a cominciare da quelli scolastici. Un’attività che esisteva ovunque, ma che evidentemente a quei tempi a Ozieri non era ben compresa», aggiunge.

Fenu cede quindi anche questa impresa e si butta a capofitto su un’altra idea: aprire una sala da ballo, altra attività che a Ozieri a quei tempi sembrava a detta di tutti un’esigenza molto sentita. «Decido di aprirla in un salone nei pressi del cimitero – racconta ancora – e finalmente riesco a farlo dopo mesi e mesi di pratiche, corposi investimenti nella sicurezza, perizie su perizie. Tengo aperto solo per qualche mese, perché nel frattempo sembrava che fossi solo io quello mai in regola, mentre attorno alla mia attività ne nascevano altre simili che a mio avviso non hanno avuto gli stessi ostacoli ma addirittura corsie preferenziali».

Fenu sta pensando di mollare tutto, ma non senza fare un altro tentativo: avviare un servizio taxi, altra attività che a Ozieri non esisteva (e che tutt’ora non esiste se non come Ncc). «Mi rivolgo al Comune e chiedo una licenza, ma mi dicono che tutte e cinque quelle disponibili sono assegnate, ma a Ozieri nessuno effettua veramente un servizio taxi. L’allora sindaco Cubeddu decide di concedermene una, ma nel breve periodo in cui ho operato la polizia municipale non mi ha mai concesso uno stallo e anzi al contrario mi ha riempito di ammonimenti quando sostavo in attesa di un cliente mentre nel frattempo chiudeva un occhio sulle soste in divieto da parte di visi conosciuti. Fu allora che decisi che non ne potevo più di essere un estraneo, un nemico, a casa mia, e tornai a Roma. Voglio ancora rientrare a vivere in Sardegna – conclude – ma di sicuro sceglierò un posto più accogliente di Ozieri».

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