Armi ed esplosivo, Unali ai domiciliari

Un fucile e gelatina nell’agro di Torralba. L’arrestato: area accessibile a chiunque

SASSARI. È comparso ieri mattina davanti al gip Gian Paolo Piana il 36enne Giacomo Unali, arrestato alcuni giorni fa perché in un terreno erano stati trovati armi ed esplosivo. L’indagato, figlio di Vincenzo Unali – già condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di Alessio Ara, avvenuto a Ittireddu il 15 dicembre del 2016 – ha respinto tutte le accuse durante l’interrogatorio di garanzia in collegamento dal carcere di Bancali. Il 36 enne (difeso dall’avvocato Pietro Diaz) ha spiegato, tra l’altro, che il punto del ritrovamento – una ripida scarpata alta dieci metri rispetto al fiume sottostante – è accessibile a chiunque, inutilizzabile a pascolo e a 700 metri dall’ovile.

Il gip Piana ha convalidato l’arresto e applicato i domiciliari su richiesta del pm. Mentre il difensore si è opposto sia alla convalida che agli arresti.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Bonorva e quelli della stazione di Torralba, con il supporto dello squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna, che hanno eseguito alcune perquisizioni delegate dalla Procura di Sassari proprio a carico di Giacomo Unali. Vicino alla sua azienda agricola sono stati trovati un fucile calibro 12 con matricola cancellata, un chilo e mezzo di gelatina da cava, 10 metri di micce e 6 detonatori, «il tutto detenuto clandestinamente» hanno spiegato i carabinieri. L’esplosivo era già confezionato e pronto all’utilizzo con un elevatissimo potenziale offensivo.

I carabinieri sono convinti di aver tolto dalla circolazione materiale che, se fosse stato utilizzati, avrebbe potuto causare danni ingenti e una situazione di reale pericolo per l’incolumità pubblica. Arma ed esplosivo saranno sottoposti ad accertamenti tecnici per capire se ci sia un collegamento con eventi delittuosi del passato. Va detto, a questo proposito, che Alessio Ara fu ucciso con un fucile e che sull’indumento che l’assassino avrebbe utilizzato per avvolgerlo era stato trovato il Dna di Vincenzo Unali. Era stata questa una delle prove chiave che avevano portato alla condanna dell’allevatore di Mores. Fucile che non è stato mai ritrovato. (na.co.)

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