Ucciso il cane sepolto in spiaggia
di Antonello Palmas
Era stato trovato sotto la sabbia a Platamona: dagli esami sono emersi i chiari segni di violenza
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Ucciso con un forte colpo all’addome, forse una bastonata ma più probabilmente un calcio. È questa la tragica realtà emersa dopo l’esame della carcassa del cagnetto fulvo trovato sepolto sotto la sabbia nella spiaggia di Platamona, al terzo pettine, di cui la Nuova ha dato notizia qualche giorno fa. E nell’area del litorale ci sarebbe qualcuno che ha preso di mira i quattrozampe e ci sono già diverse segnalazioni di animali con lesioni da trauma.
La presenza del cagnetto morto era stata segnalata dai volontari che si occupano di nutrire e tutelare gli animali della zona, bisognosi di cibo e purtroppo esposti alla malvagità di qualche persona con seri problemi personali. E da alcuni segni sul corpicino, oltre che dalla oggettiva situazione, era parso subito chiaro che non si era davanti né a una morte naturale e nemmeno a un fatto accidentale come ad esempio un investimento. Le voci di altri atti di violenza avvenuti nella stessa zona faceva temere che la bestiola fosse stata vittima di una vera esecuzione.
Chi ha scoperto la presenza della carcassa che affiorava dalla sabbia ha avuto il supporto dell’associazione Anima e Coros, in stretta collaborazione con la Leidaa sezione Sassari, le quali hanno chiesto l’intervento dei carabinieri e del servizio veterinario dell’Asl di Sassari guidato da Andrea Sarria. Inizialmente c’era il sospetto che si trattasse di uno dei cagnetti adottati da un ospizio per anziani della zona, ma in base alle funzioni di polizia giudiziaria attribuite ai servizi veterinari dell’Asl, Andrea Sarria e il suo assistente Nicola De Riu hanno accertato che così non era: il cane amico dei vecchietti dato per scomparso era invece al suo posto.
«La carcassa è stata prelevata e consegnata all’Istituto zooprofilattico sperimentale, dove Antonio Pintore ha effettuato l’esame autoptico – spiega Sarria –: escluso che il cane presentasse ferite di arma da fuoco, è però stato accertato che sia stato vittima di una contusione all’addome, conseguenza di una bastonata ma più probabilmente di un potente calcio, che gli ha provocato gravi lesioni, come lo spappolamento della milza. Degli esiti abbiamo informato i carabinieri, che faranno le valutazioni del caso anche alla luce di altre segnalazioni arrivate in questi giorni e riguardanti cani fatti oggetto di violenza nella stessa zona: in due casi si trattava di gravi lussazioni della spalla dovute con ogni evidenza a dei forti colpi ricevuti dagli animali in questione. Gli episodi di violenza sono diffusi, ma quella zona in particolare – dice Sarria – ci sta impegnando parecchio».
Dall’esame autoptico è anche emerso che si trattava di un maschio, di taglia piccola, senza microchip ma in buone condizioni sotto il profilo della nutrizione, segno che qualcuno gli dava da mangiare regolarmente e magari lo sta cercando. «Escluso anche l’investimento da parte di un’auto – precisa Sarria – quella sul fianco sinistro è chiaramente una lesione provocata da qualcuno. La morte potrebbe risalire al 10-11 gennaio, 3-4 giorni prima del ritrovamento».
«Se l’Asl ritenesse che possa essere utile siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale procedimento penale – dice la presidente di Anima e Coros, Ines Tangianu – e a collaborare con la magistratura per individuare i responsabili». Una situazione che merita un approfondimento: chi compie atti del genere provocando sofferenza o addirittura la morte di un animale, rappresenta un pericolo per tutti e deve essere fermato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La presenza del cagnetto morto era stata segnalata dai volontari che si occupano di nutrire e tutelare gli animali della zona, bisognosi di cibo e purtroppo esposti alla malvagità di qualche persona con seri problemi personali. E da alcuni segni sul corpicino, oltre che dalla oggettiva situazione, era parso subito chiaro che non si era davanti né a una morte naturale e nemmeno a un fatto accidentale come ad esempio un investimento. Le voci di altri atti di violenza avvenuti nella stessa zona faceva temere che la bestiola fosse stata vittima di una vera esecuzione.
Chi ha scoperto la presenza della carcassa che affiorava dalla sabbia ha avuto il supporto dell’associazione Anima e Coros, in stretta collaborazione con la Leidaa sezione Sassari, le quali hanno chiesto l’intervento dei carabinieri e del servizio veterinario dell’Asl di Sassari guidato da Andrea Sarria. Inizialmente c’era il sospetto che si trattasse di uno dei cagnetti adottati da un ospizio per anziani della zona, ma in base alle funzioni di polizia giudiziaria attribuite ai servizi veterinari dell’Asl, Andrea Sarria e il suo assistente Nicola De Riu hanno accertato che così non era: il cane amico dei vecchietti dato per scomparso era invece al suo posto.
«La carcassa è stata prelevata e consegnata all’Istituto zooprofilattico sperimentale, dove Antonio Pintore ha effettuato l’esame autoptico – spiega Sarria –: escluso che il cane presentasse ferite di arma da fuoco, è però stato accertato che sia stato vittima di una contusione all’addome, conseguenza di una bastonata ma più probabilmente di un potente calcio, che gli ha provocato gravi lesioni, come lo spappolamento della milza. Degli esiti abbiamo informato i carabinieri, che faranno le valutazioni del caso anche alla luce di altre segnalazioni arrivate in questi giorni e riguardanti cani fatti oggetto di violenza nella stessa zona: in due casi si trattava di gravi lussazioni della spalla dovute con ogni evidenza a dei forti colpi ricevuti dagli animali in questione. Gli episodi di violenza sono diffusi, ma quella zona in particolare – dice Sarria – ci sta impegnando parecchio».
Dall’esame autoptico è anche emerso che si trattava di un maschio, di taglia piccola, senza microchip ma in buone condizioni sotto il profilo della nutrizione, segno che qualcuno gli dava da mangiare regolarmente e magari lo sta cercando. «Escluso anche l’investimento da parte di un’auto – precisa Sarria – quella sul fianco sinistro è chiaramente una lesione provocata da qualcuno. La morte potrebbe risalire al 10-11 gennaio, 3-4 giorni prima del ritrovamento».
«Se l’Asl ritenesse che possa essere utile siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale procedimento penale – dice la presidente di Anima e Coros, Ines Tangianu – e a collaborare con la magistratura per individuare i responsabili». Una situazione che merita un approfondimento: chi compie atti del genere provocando sofferenza o addirittura la morte di un animale, rappresenta un pericolo per tutti e deve essere fermato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
