Il boss Aiello imputato di oltraggio e resistenza

SASSARI. È comparso in collegamento in videoconferenza davanti al giudice Antonietta Crobu il boss di Cosa nostra catanese Vincenzo Aiello, 69 anni, condannato in via definitiva all’ergastolo nel...

SASSARI. È comparso in collegamento in videoconferenza davanti al giudice Antonietta Crobu il boss di Cosa nostra catanese Vincenzo Aiello, 69 anni, condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2017 per il duplice omicidio di Angelo Santapaola e del suo guardaspalle e autista Nicola Sedici, uccisi in un macello dismesso della Catania – Gela.

Aiello, difeso dagli avvocati Sara Luiu e Antonio Secci, sta scontando la pena nel carcere di Bancali ma di recente, per via di alcuni problemi di salute e necessità di cure specifiche, è stato trasferito a Rebibbia.

In tribunale a Sassari è chiamato a rispondere dei reati di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per un fatto accaduto nel 2018. Il primo marzo di quell’anno, il detenuto avrebbe inveito verbalmente e minacciato un agente scelto, appartenente al gruppo operativo mobile e in servizio nell’istituto penitenziario di Sassari. Aiello si sarebbe scagliato contro l’agente in seguito a una perquisizione ordinaria che era stata effettuata nella cella. In seguito a quell’attività al detenuto erano stati ritirati alcuni oggetti che, seppure consentiti, a parere dell’agente scelto erano in numero maggiore rispetto a quello consentito. Ne sarebbe nata una discussione in seguito alla quale l’imputato avrebbe rivolto male parole al pubblico ufficiale «offendendone l’onore e il prestigio», scriveva il pm Giovanni Porcheddu nel decreto di citazione a giudizio. Vincenzo Aiello è accusato anche di resistenza per aver impugnato uno spazzolone minacciando di scagliarlo contro il poliziotto penitenziario. L’imputato ha dato una versione differente dei fatti raccontando di aver subìto un trattamento ingiusto e di aver semplicemente chiesto conto «cortesemente» delle ragioni per le quali gli erano stati portati via quegli oggetti, che era legittimato a detenere. E di esser stato in compenso «deriso» e di aver ricevuto «risposte e atteggiamenti arroganti». Nella prossima udienza è prevista l’audizione di un detenuto che avrebbe assistito all’episodio. A seguire la discussione. (na.co.)

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