«Gravi offese, Canu a giudizio»
di Salvatore Santoni
Sennori. La polemica sui distanziatori sociali. Il gip ha ordinato l’imputazione coatta per il consigliere
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SENNORI. «Sembrano esservi elementi sufficienti per sostenere in giudizio l’accusa di diffamazione aggravata, sia per il tenore delle espressioni usate dall’indagato la prima volta, l’8 giugno 2020, non compatibili col requisito della continenza, dando della parte offesa una rappresentazione assolutamente negativa, oltre quanto necessario all’espletamento della critica, sia per quelle trasmodate nella gratuita e immotivata aggressione la seconda volta, il 26 giugno 2020, chiaramente rivolte a denigrare l’immagine pubblica della parte offesa, con conseguenze non minime per quest’ultima, essendo state peraltro le stesse, pure riprese dalla stampa, pronunciate nel corso delle sedute di un consiglio comunale».
Con questa motivazione il gip di Sassari, Giuseppe Grotteria, ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dal sostituto procuratore Lara Senatore sull’inchiesta per la presunta diffamazione aggravata commessa dal consigliere comunale di Sennori Antonio Canu nei confronti dell’associazione culturale Inschibboleth. Al centro della querelle era finito il progetto #resistiamoinsiemesennori, una serie di iniziative nate in piena pandemia come argine proprio a quest’ultima, organizzate dall’associazione e patrocinate dal Comune sennorese. A suscitare le critiche dell’opposizione consiliare dell’epoca quelli che dai detrattori sono stati ribattezzati “ballocci”, una serie di cerchi colorati sparsi nelle strade e nei marciapiedi del paese come segnali di distanziamento per ordinare le code fuori dalle attività produttive. L’iniziativa era costata all’amministrazione alcune migliaia di euro, e il consigliere Canu aveva contestato l’affidamento proferendo in aula parole molto dure nei confronti dell’associazione. L’esponente politico sennorese aveva parlato di falso, associazione fantasma, e di truffa ai danni del Comune.
A quel punto l’associazione, guidata da Giuseppe Pintus, si era affidata all’avvocato Francesco Porcu per depositare una denuncia in Procura. Le indagini si erano concluse con una richiesta di archiviazione. In particolare, nel riconoscere che la condotta dell’indagato (Canu, ndc) integrava gli estremi di diffamazione aggravata, il pm aveva comunque valutato che «la condotta posta in essere risultava occasionale e che l’attacco era rivolto alla compagine politica più che all’associazione. E comunque l’offesa andava considerata di lieve entità». Di diverso avviso il gip che ha ritenuto che «le espressioni incriminate, reiterate una seconda volta e gravemente offensive anche per il contesto pubblico in cui erano state pronunciate, elementi che rivelano altresì la particolare intensità del dolo, non possono dirsi di particolare tenuità». Per questo motivo ha rigettato la richiesta di archiviazione e disposto che entro dieci giorni il pm formuli la relativa imputazione. Ora resta da capire soltanto se il procedimento finirà davanti al gup o se per il consigliere arriverà una citazione diretta. La difesa di Antonio Canu, affidata all’avvocato Nicola Lucchi, è pronta ad affrontare il procedimento con serenità. «I toni possono essere stati forti ma vanno contestualizzati nell’ottica di una contesa politica – spiega il legale – In ogni caso il mio cliente ha agito in buona fede».
Con questa motivazione il gip di Sassari, Giuseppe Grotteria, ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dal sostituto procuratore Lara Senatore sull’inchiesta per la presunta diffamazione aggravata commessa dal consigliere comunale di Sennori Antonio Canu nei confronti dell’associazione culturale Inschibboleth. Al centro della querelle era finito il progetto #resistiamoinsiemesennori, una serie di iniziative nate in piena pandemia come argine proprio a quest’ultima, organizzate dall’associazione e patrocinate dal Comune sennorese. A suscitare le critiche dell’opposizione consiliare dell’epoca quelli che dai detrattori sono stati ribattezzati “ballocci”, una serie di cerchi colorati sparsi nelle strade e nei marciapiedi del paese come segnali di distanziamento per ordinare le code fuori dalle attività produttive. L’iniziativa era costata all’amministrazione alcune migliaia di euro, e il consigliere Canu aveva contestato l’affidamento proferendo in aula parole molto dure nei confronti dell’associazione. L’esponente politico sennorese aveva parlato di falso, associazione fantasma, e di truffa ai danni del Comune.
A quel punto l’associazione, guidata da Giuseppe Pintus, si era affidata all’avvocato Francesco Porcu per depositare una denuncia in Procura. Le indagini si erano concluse con una richiesta di archiviazione. In particolare, nel riconoscere che la condotta dell’indagato (Canu, ndc) integrava gli estremi di diffamazione aggravata, il pm aveva comunque valutato che «la condotta posta in essere risultava occasionale e che l’attacco era rivolto alla compagine politica più che all’associazione. E comunque l’offesa andava considerata di lieve entità». Di diverso avviso il gip che ha ritenuto che «le espressioni incriminate, reiterate una seconda volta e gravemente offensive anche per il contesto pubblico in cui erano state pronunciate, elementi che rivelano altresì la particolare intensità del dolo, non possono dirsi di particolare tenuità». Per questo motivo ha rigettato la richiesta di archiviazione e disposto che entro dieci giorni il pm formuli la relativa imputazione. Ora resta da capire soltanto se il procedimento finirà davanti al gup o se per il consigliere arriverà una citazione diretta. La difesa di Antonio Canu, affidata all’avvocato Nicola Lucchi, è pronta ad affrontare il procedimento con serenità. «I toni possono essere stati forti ma vanno contestualizzati nell’ottica di una contesa politica – spiega il legale – In ogni caso il mio cliente ha agito in buona fede».
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