Perantoni: San Sebastiano basta con silenzi e rinvii
di Giovanni Bua
Nuova interpellanza del presidente della commissione giustizia della Camera «Il Ministero risponda. Sassari deve poter decidere cosa fare dell’ex carcere»
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SASSARI. Tante domande, pochissime risposte, una sinistra impressione vicina ad essere certezza: il polo giudiziario cittadino, se mai vedrà la luce, non sarà ospitato nell’ex carcere di San Sebastiano. E dei 19mila metri quadri nel cuore della città ottocentesca, al momento, nessuno sa cosa fare.
Tra i tanti rimpalli di responsabilità, i silenzi e gli scambi di accuse tra primi cittadini, c’è qualcuno che sul progetto “Federal building” non ha mai mollato l’osso. Si tratta del deputato M5s Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia, fonte più o meno unica di tutte le notizie arrivate a Palazzo Ducale sulla vicenda negli ultimi anni, autore nelle scorse settimane di un’ennesima interpellanza nella quale ancora chiede conto dello stato dell’arte di un progetto in fondo mai nato.
«Sicuramente – spiega Perantoni – la prima stranezza di questo progetto è che il Demanio, nemmeno tre mesi dopo la firma dell’ultimo protocollo, comunica la rimodulazione degli interventi previsti nel Piano di investimenti 2018-2020, la cancellazione dell’intervento per la Cittadella Giudiziaria dal Piano e il suo rinvio a un tavolo tecnico, per verificare la fattibilità di finanziamento dell’opera mediante l’esclusivo utilizzo di fondi del ministero della Giustizia».
Da quel momento in poi i fondi per la cittadella di fatto spariscono, e il “progetto San Sebastiano” affonda nelle nebbie. Da cui riemerge quasi due anni dopo, esattamente il 3 agosto 2020.
«In questo caso – spiega Perantoni – il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria e dei servizi del ministero della Giustizia dichiara di avere individuato la realizzazione del Polo Giudiziario di Sassari tra gli interventi strategici per potenziamento dell’azione giudiziaria. E di aver fatto domanda per l’ottenimento dei finanziamenti nell’ambito del Pnrr in accordo con l’Agenzia del Demanio». E qui appare il primo rebus, che Perantoni con la sua interpellanza cerca di risolvere: «Si parla – spiega – di polo giudiziario di Sassari, ma non del progetto di riqualificazione di San Sebastiano. Il ministero insomma potrebbe essere interessato a una razionalizzazione degli spazi, con un taglio degli affitti delle attuali sedi. Ma questo potrebbe avvenire fuori da San Sebastiano».
A stoppare il progetto nell’ex carcere ottocentesco, dichiarato di interesse storico artistico ed architettonico dal ministero della Cultura, e «marcato stretto» dalla Soprintendenza, sarebbe infatti una relazione tecnica, mai resa ufficiale, in cui si dice che gli spazi individuati per la realizzazione degli uffici non rispetterebbero una serie di parametri, resi ancora più stringenti dalla pandemia: poca luce, poca aria, superficie inadeguata per l’apertura al pubblico, impossibilità, visti i vincoli della Soprintendenza, di adeguarli. «Ho come l’impressione – spiega Perantoni – che i problemi tecnici che stiano dietro il definanziamento del progetto nel 2018 siano sempre sul tavolo. E siano insuperabili. Di questo però ho chiesto conto al ministero, e penso che sul tema serva una risposta definitiva». Risposta che permetterebbe di prendere finalmente atto della fine di un sogno, e di permettere alla città di progettare il futuro di uno spazio nevralgico, enorme e strategico come forse mai nessuno nella storia recente è stato. «I temi sul tavolo sono due – chiude Perantoni – in primo luogo la Cittadella giudiziaria, necessaria per Sassari ma anche per lo Stato, che risparmiando 1,1 milioni di affitti annui di fatto ripagherebbe la spesa. Il secondo è il futuro del carcere di San Sebastiano. Se la sua ristrutturazione non è più considerata strategica dal ministero è arrivato il momento di mettere le carte in tavola. E dare a Sassari la possibilità di immaginare per San Sebastiano un diverso utilizzo».
Tra i tanti rimpalli di responsabilità, i silenzi e gli scambi di accuse tra primi cittadini, c’è qualcuno che sul progetto “Federal building” non ha mai mollato l’osso. Si tratta del deputato M5s Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia, fonte più o meno unica di tutte le notizie arrivate a Palazzo Ducale sulla vicenda negli ultimi anni, autore nelle scorse settimane di un’ennesima interpellanza nella quale ancora chiede conto dello stato dell’arte di un progetto in fondo mai nato.
«Sicuramente – spiega Perantoni – la prima stranezza di questo progetto è che il Demanio, nemmeno tre mesi dopo la firma dell’ultimo protocollo, comunica la rimodulazione degli interventi previsti nel Piano di investimenti 2018-2020, la cancellazione dell’intervento per la Cittadella Giudiziaria dal Piano e il suo rinvio a un tavolo tecnico, per verificare la fattibilità di finanziamento dell’opera mediante l’esclusivo utilizzo di fondi del ministero della Giustizia».
Da quel momento in poi i fondi per la cittadella di fatto spariscono, e il “progetto San Sebastiano” affonda nelle nebbie. Da cui riemerge quasi due anni dopo, esattamente il 3 agosto 2020.
«In questo caso – spiega Perantoni – il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria e dei servizi del ministero della Giustizia dichiara di avere individuato la realizzazione del Polo Giudiziario di Sassari tra gli interventi strategici per potenziamento dell’azione giudiziaria. E di aver fatto domanda per l’ottenimento dei finanziamenti nell’ambito del Pnrr in accordo con l’Agenzia del Demanio». E qui appare il primo rebus, che Perantoni con la sua interpellanza cerca di risolvere: «Si parla – spiega – di polo giudiziario di Sassari, ma non del progetto di riqualificazione di San Sebastiano. Il ministero insomma potrebbe essere interessato a una razionalizzazione degli spazi, con un taglio degli affitti delle attuali sedi. Ma questo potrebbe avvenire fuori da San Sebastiano».
A stoppare il progetto nell’ex carcere ottocentesco, dichiarato di interesse storico artistico ed architettonico dal ministero della Cultura, e «marcato stretto» dalla Soprintendenza, sarebbe infatti una relazione tecnica, mai resa ufficiale, in cui si dice che gli spazi individuati per la realizzazione degli uffici non rispetterebbero una serie di parametri, resi ancora più stringenti dalla pandemia: poca luce, poca aria, superficie inadeguata per l’apertura al pubblico, impossibilità, visti i vincoli della Soprintendenza, di adeguarli. «Ho come l’impressione – spiega Perantoni – che i problemi tecnici che stiano dietro il definanziamento del progetto nel 2018 siano sempre sul tavolo. E siano insuperabili. Di questo però ho chiesto conto al ministero, e penso che sul tema serva una risposta definitiva». Risposta che permetterebbe di prendere finalmente atto della fine di un sogno, e di permettere alla città di progettare il futuro di uno spazio nevralgico, enorme e strategico come forse mai nessuno nella storia recente è stato. «I temi sul tavolo sono due – chiude Perantoni – in primo luogo la Cittadella giudiziaria, necessaria per Sassari ma anche per lo Stato, che risparmiando 1,1 milioni di affitti annui di fatto ripagherebbe la spesa. Il secondo è il futuro del carcere di San Sebastiano. Se la sua ristrutturazione non è più considerata strategica dal ministero è arrivato il momento di mettere le carte in tavola. E dare a Sassari la possibilità di immaginare per San Sebastiano un diverso utilizzo».
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