Cinque medici per 150 dializzati
L’allarme di “Sassari si muove”: «Organico all’osso nei centri di San Camillo, Alghero e Porto Torres»
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SASSARI. Cinque medici per 150 dializzati. Succede nei tre centri dialisi dell’Assl di San Camillo, a Sassari, di Alghero e Porto Torres. È la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi mesi, quando due dei nefrologi che fanno parte del già risicatissimo organico in forze andranno in pensione.
A segnalare la situazione è l’associazione “Sassari si muove”, sempre pronta a interessarsi e denunciare problemi che interessano la collettività e molto attiva sui social. «Abbiamo raccolto tra pazienti e familiari il disagio dei medici, che fanno letteralmente i salti mortali per assicurare il servizio – racconta la vicepresidente Marcella Piras –. E sempre con umanità e professionalità, nonostante le difficoltà in cui si trovano per coprire i turni. Ma è possibile che un’attività assistenziale così delicata e importante debba essere assicurata da un numero così esiguo di medici? È quello che ci chiediamo e vorremmo sapere se questa carenza di personale medico sarà coperta in tempi brevi».
« I dializzati – prosegue la vicepresidente di “Sassari si muove”– hanno bisogno di un monitoraggio praticamente costante durante l’operazione di lavaggio del sangue. Si possono creare più situazioni critiche e un medico per turno a seguire decine di pazienti nefropatici non sembra un rapporto ottimale per garantire sempre la sicurezza dei dializzati e la serenità di chi li cura».
Il servizio dialisi Assl fa capo ad Alghero con un primario e due medici, mentre a Sassari operano due nefrologi. Sono una settantina i pazienti in carico al San Camillo, una sessantina ad Alghero e circa venti a Porto Torres, che è un Cal, cioè un centro di assistenza limitata, per il quale non è prevista la costante presenza del medico. Quando manca un professionista per motivi diversi (ferie, malattie, riposi, legge 104) il problema si risolve coprendo il “buco”, dove si crea, con la trasferta di un nefrologo da un presidio all’altro, ma è una situazione veramente al limite dell’emergenza. Che va avanti da anni, senza che però si sia mosso un dito per risolverla. Così i nefrologi hanno anche accumulato mesi di ferie e riposi arretrati, sacrificandosi per non far mancare l’impegno verso i malati. Se poi si aggiunge che il Covid ha anche imposto un ulteriore carico di lavoro, con i contagiati seguiti separatamente, si è al limite del collasso del servizio di dialisi.
«Oltre a un maggior numero di medici – sottolinea Marcella Piras – al San Camillo servirebbe anche un’ambulanza fissa perché in caso di urgenza sia subito disponibile per il trasporto del paziente all’ospedale. Inoltre la carenza di personale medico impedisce l’apertura in estate ai dializzati che vengono in Sardegna per trascorrere le vacanze».
A febbraio l’Ats dovrà espletare un concorso a livello regionale per il reclutamento di diversi medici specialisti. Ma nel bando i nefrologi non ci sono. (p.f.)
A segnalare la situazione è l’associazione “Sassari si muove”, sempre pronta a interessarsi e denunciare problemi che interessano la collettività e molto attiva sui social. «Abbiamo raccolto tra pazienti e familiari il disagio dei medici, che fanno letteralmente i salti mortali per assicurare il servizio – racconta la vicepresidente Marcella Piras –. E sempre con umanità e professionalità, nonostante le difficoltà in cui si trovano per coprire i turni. Ma è possibile che un’attività assistenziale così delicata e importante debba essere assicurata da un numero così esiguo di medici? È quello che ci chiediamo e vorremmo sapere se questa carenza di personale medico sarà coperta in tempi brevi».
« I dializzati – prosegue la vicepresidente di “Sassari si muove”– hanno bisogno di un monitoraggio praticamente costante durante l’operazione di lavaggio del sangue. Si possono creare più situazioni critiche e un medico per turno a seguire decine di pazienti nefropatici non sembra un rapporto ottimale per garantire sempre la sicurezza dei dializzati e la serenità di chi li cura».
Il servizio dialisi Assl fa capo ad Alghero con un primario e due medici, mentre a Sassari operano due nefrologi. Sono una settantina i pazienti in carico al San Camillo, una sessantina ad Alghero e circa venti a Porto Torres, che è un Cal, cioè un centro di assistenza limitata, per il quale non è prevista la costante presenza del medico. Quando manca un professionista per motivi diversi (ferie, malattie, riposi, legge 104) il problema si risolve coprendo il “buco”, dove si crea, con la trasferta di un nefrologo da un presidio all’altro, ma è una situazione veramente al limite dell’emergenza. Che va avanti da anni, senza che però si sia mosso un dito per risolverla. Così i nefrologi hanno anche accumulato mesi di ferie e riposi arretrati, sacrificandosi per non far mancare l’impegno verso i malati. Se poi si aggiunge che il Covid ha anche imposto un ulteriore carico di lavoro, con i contagiati seguiti separatamente, si è al limite del collasso del servizio di dialisi.
«Oltre a un maggior numero di medici – sottolinea Marcella Piras – al San Camillo servirebbe anche un’ambulanza fissa perché in caso di urgenza sia subito disponibile per il trasporto del paziente all’ospedale. Inoltre la carenza di personale medico impedisce l’apertura in estate ai dializzati che vengono in Sardegna per trascorrere le vacanze».
A febbraio l’Ats dovrà espletare un concorso a livello regionale per il reclutamento di diversi medici specialisti. Ma nel bando i nefrologi non ci sono. (p.f.)
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