La giovane Eddy che sogna di fare la fotografa
Parlano i protagonisti delle iniziative ospitate da Poliss e dal Centro Giovani di Santa Caterina
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SASSARI. Eddy ha diciotto anni, è di origine nigeriana e tra i vari progetti offerti dal Centro giovani di piazza Santa Caterina ha scelto di fare quello chiamato “We are radio, il laboratorio di comunicazione che racconta tutto quello che succede negli altri laboratori attraverso l’acquisizione di competenze per l’utilizzo di strumenti e materiale per la realizzazione di podcast, interviste e produzione di contenuti multimediali. Per questo gira entusiasta con al collo una macchina fotografica, con la quale documenta tutto. «Ho scoperto l’esistenza di questi percorsi grazi a degli educatori che mi aiutano – racconta in perfetto italiano, anche perché nel nostro Paese ci è nata e cresciuta – e ho vuluto provare perché ho una vera passione per la fotografia, tanto che da grande non mi dispiacerebbe affatto far diventare questo hobby un mestiere. Ma se sono contenta di aver fatto questo laboratorio è anche perché ho fatto tante amicizie».
È soltanto un esempio di quello che Paola Salvadori, dell’associazione Officine condivise, che gestisce i laboratori, definisce «grandissimo capitale umano». Capitale che va soltanto stimolato. «Ci capita spesso – racconta – di incontare ragazze e ragazzi con enormi passioni, ma che non sanno concretizzare le loro idee, e mi riferisco anche a quelle imprenditoriali. Per loro c’è bisogno di un sostegno, inteso come accompagnamento, e noi con iniziative come questa cerchiamo di fornirlo».
Parole in linea con quelle di Giulia Izza, dell’associazione Ginquetas. «Noi – spiega – ci occupiamo della parte culturale in piazza santa Caterina: abbiamo attivato tre laboratori di narrazione coinvolgendo gruppi eterogemei sia per provenienza geografica ed etnica sia per età. E devo dire che sono molto soddisfatta». (a.m.)
È soltanto un esempio di quello che Paola Salvadori, dell’associazione Officine condivise, che gestisce i laboratori, definisce «grandissimo capitale umano». Capitale che va soltanto stimolato. «Ci capita spesso – racconta – di incontare ragazze e ragazzi con enormi passioni, ma che non sanno concretizzare le loro idee, e mi riferisco anche a quelle imprenditoriali. Per loro c’è bisogno di un sostegno, inteso come accompagnamento, e noi con iniziative come questa cerchiamo di fornirlo».
Parole in linea con quelle di Giulia Izza, dell’associazione Ginquetas. «Noi – spiega – ci occupiamo della parte culturale in piazza santa Caterina: abbiamo attivato tre laboratori di narrazione coinvolgendo gruppi eterogemei sia per provenienza geografica ed etnica sia per età. E devo dire che sono molto soddisfatta». (a.m.)
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