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Sassari

Alzheimer, quando la cura è l’amore

Alzheimer, quando la cura è l’amore

Domani al Citiplex il Docfilm «Perduta mente» e il dibattito con gli esperti

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SASSARI. L’associazione Alzheimer Sassari e in collaborazione con il Cityplex Moderno presenta domani alle 18.30, al Cityplex Moderno di viale Umberto 18 il DocFilm “Perduta mente” diretto da Ivana Biase e Paolo Ruffini. Parteciperanno Gianfranco Favini. presidente dell’associazione Alzheimer Sassari, Bernardetta Zizi, psicoterapeuta, Antonella Muresu, arte terapista, Luana Mulas, educatrice, Chiara Favini, infermiera e Rosa Ferreri, responsabile del Laboratorio di riattivazione. Gli ospiti risponderanno alle domande dei presenti dopo la proiezione del docufilm

Perdutamente è un documentario film sull’Alzheimer. Ruffini mostra con pacata ma ferma determinazione cosa significhi oggi per una famiglia il morbo di Alzheimer, con la delicatezza e leggerezza che in lui non è mai sinonimo di superficialità, riesce a far emergere sia il dolore sia l'amore e la tenerezza che, tra mille ostacoli e difficoltà, si possono instaurare tra chi è affetto dal morbo e chi gli è vicino.

Dall' Alzheimer per ora non si può guarire ma lo si può però cercare di gestire, in modo tale che le persone mantengano la loro dignità. La Riattivazione neurosensoriale di ammalati affetti da Alzheimer, costituisce parte integrante del “Prendersi Cura”, del soggetto, in una patologia per la quale a tutt’oggi non esistono farmaci in grado di far rivertere la malattia. In linea con le Neuroscienze, di cui sono noti i benefici “dell’ ambiente arricchito” e attraverso un percorso di umanizzazione” che ha coinvolto in contemporanea, malati, caregivers, figure professionali, volontari,

«L’Associazione - spiegano gli organizzatori dell’evento – ha attivato dal 2014 un Modello di Laboratorio di Riattivazione multi-sensoriale aperto dove vengono praticate le uniche cure sin’ora possibili, ma soprattutto si dà ai nostri ospiti tanto amore che è la più grande cura. Ma l’amore non è sufficiente e per chi assiste un familiare è spesso un dramma soprattutto relativo alla disponibilità economica. I familiari che hanno ingenti disponibilità economica si possono permettere di avere in casa oss, badanti e quant’altro. Gli altri, e non parliamo dei poveri assoluti, ma della maggior parte dei familiari non sanno dove sbattere il naso, gli aiuti che lo stato dà, Legge 162, cosiddetto accompagnamento, non sono sufficienti a coprire neanche due ore di assistenza al giorno, e il progetto “ritornare a casa” della Regione viene concesso solo quando il paziente e completamente allettato ed è arrivato alla fine della sua vita. Per non parlare della mancanza di strutture idonee ad ospitarli, e là dove esistono i costi sono talmente alti che è quasi impossibile usufruirne».



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