La Nuova Sardegna

Sassari

«Blocchi a Muros, i pastori non usarono violenza»

di Nadia Cossu
«Blocchi a Muros, i pastori non usarono violenza»

Le proteste del 2019, in aula i poliziotti che visionarono i filmati delle telecamere Tre ispettori sono stati sentiti come testimoni nel processo contro 5 allevatori

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SASSARI. Quella dell’11 febbraio 2019 sulla 131, all’altezza di Muros, fu una manifestazione pacifica. I pastori sardi avevano organizzato una serie di sit in in varie parti dell’isola per protestare contro il prezzo del latte e se è vero che in alcune zone si verificarono forti disagi, ciò che invece accadde all’altezza di Muros fu molto diverso.

A confermare che durante la manifestazione di tre anni fa al chilometro 202+200 della statale 131 non si registrarono episodi di violenza sono stati tre ispettori della polizia sentiti ieri come testimoni nel processo che si sta celebrando davanti al giudice Caterina Serra nei confronti di cinque pastori accusati di violenza privata. Per la Procura gli imputati – tutti difesi dall’avvocato Margherita Baragliu – in concorso fra loro e con altre persone non identificate – «con il volto coperto da passamontagna, cappucci o sciarpe, avrebbero per circa venti minuti costretto a fermarsi, accostare o comunque a rallentare sensibilmente la propria andatura», i veicoli che transitavano in direzione nord sulla 131, all’altezza di Muros.

«Con violenza – sosteneva la Procura – consistita nell’occupare la carreggiata con il proprio corpo e nell’impedire ai veicoli di proseguire normalmente». Ma nell’udienza di ieri i due poliziotti che visionarono le registrazioni delle telecamere installate nell’area di servizio hanno spiegato che dalle immagini non era emerso che quei pastori si fossero resi protagonisti di episodi violenti.

Quel giorno, oltretutto, il traffico fu solo rallentato, non bloccato, e per un periodo di tempo molto limitato: un quarto d’ora. Venne fermato solo un mezzo pesante e il conducente, come fecero tra l’altro diversi automobilisti, espresse persino solidarietà ai manifestanti. Nessun carico fu gettato per strada, nessun mezzo subì danneggiamenti.

«Non siamo criminali – avevano detto i pastori una volta appreso di esser finiti sotto inchiesta – e sta passando un messaggio sbagliato». Il loro intento era quello di far sentire la propria voce in un momento di grossa difficoltà e l’unico modo era quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica i problemi vissuti dalla categoria. In quei giorni il clima era esasperato e i pastori, non più disposti ad accettare dagli industriali la miseria dei 60 centesimi per un litro di latte, avevano organizzato una serie di proteste. In più zone dell’isola erano partiti a sorpresa non semplici blocchi stradali, ma sversamenti di latte, simbolo del sacrificio di un lavoro che non poteva essere regalato, tanto valeva gettarlo sull’asfalto. Gli animi si erano scaldati ma non tutti gli allevatori – ed è il caso di Muros – si erano resi protagonisti di assalti o danneggiamenti.

Il processo è stato rinviato a giugno per l’eventuale esame degli imputati e le discussioni.

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