Morì soffocato in casa «Trapunta non a norma»
di Luca Fiori
Rinvio a giudizio per il titolare della ditta pugliese che aveva prodotto il letto Gavinuccio Cau era rimasto intrappolato nell’appartamento invaso dal fumo
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SASSARI. Potrebbero essere stati determinanti i materiali facilmente infiammabili della trapunta e delle lenzuola ad alimentare l’incendio in cui il 2 dicembre del 2018 perse la vita all’interno del suo appartamento Gavinuccio Cau, il 25enne di Porto Torres morto soffocato nel villaggio Satellite della città turritana.
Nel registro degli indagati, dopo gli accertamenti della Procura della Repubblica di Sassari, era finito Danilo Marion, 51 anni di Bari, titolare della ditta pugliese che avrebbe immesso sul mercato «materiali senza etichetta – si legge nel capo d’imputazione – e privi di qualsiasi descrizione o garanzia, in relazione alle caratteristiche e alle cautele a cui ogni prodotto deve sottostare».
L’uomo, difeso dagli avvocati Carlo Pinna Parpaglia e Tommaso Barile del foro di Bari, è stato rinviato a giudizio dovrà presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare Gian Paolo Piana a metà giugno per affrontare il processo con il rito abbreviato. L’accusa per lui è di omicidio colposo.
La tragedia si era consumata in pochi istanti in via Piemonte e l’intervento, prima dei vicini di casa e poi dei vigili dl fuoco, non era bastato a evitarla. Secondo la Procura la morte di Gavinuccio Cau, intossicato dai fumi tossici sprigionatisi nel suo appartamento, si sarebbe invece potuta evitare. Il fuoco era partito dal letto in cui dormiva la madre invalida, Anna Bono, casalinga di 59 anni, e secondo gli inquirenti e i periti nominati dal pm se la trapunta e le lenzuola fossero stati realizzati con materiali non «facilmente infiammabili» molto probabilmente le fiamme non si sarebbero sviluppate così velocemente.
Gavinuccio era riuscito a trascinarsi con la madre fino al corridoio dell’abitazione nel tentativo di raggiungere le scale della palazzina per mettersi in salvo e portare la sua mamma fuori da quell’inferno.
La donna era riuscita a sopravvivere e dopo un lungo ricovero in ospedale a Sassari era stata dimessa, mentre per il figlio non c’era stato niente da fare. A rispondere di quella tragedia è stato chiamato il titolare di una ditta pugliese che aveva realizzato il kit con la trapunta e le lenzuola che la mamma della vittima aveva acquistato insieme alla rete e al materasso della camera da letto. Secondo il perito nominato dal sostituto procuratore Mario Leo, titolare dell’inchiesta, la ditta pugliese avrebbe immesso sul mercato materiali non a norma e dunque pericolosi. Al termine delle indagini il pm aveva chiesto per l’imprenditore il rinvio a giudizio. I suoi difensori hanno già prodotto al giudice una consulenza tecnica di parte, eseguita da un ingegnere di Bari, volta a escludere la responsabilità dell’imprenditore. La mamma e le due sorelle di Gavinuccio Cau si sono costituite parte civile nel processo con l’avvocato Franco Villa del foro di Cagliari. Quella notte di quattro anni fa Gavinuccio aveva urlato con tutte le sue forze per chiedere aiuto e portare fuori la madre dall’inferno di fumo e fiamme che si era scatenato all’interno della sua abitazione. Le sue grida a qualcosa erano servite. I vicini avevano tentato di sfondare la porta con calci e spinte e dato immediatamente l’allarme. I vigili del fuoco del distaccamento cittadino erano arrivati in pochi istanti ed erano riusciti a portare in salvo la sua mamma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel registro degli indagati, dopo gli accertamenti della Procura della Repubblica di Sassari, era finito Danilo Marion, 51 anni di Bari, titolare della ditta pugliese che avrebbe immesso sul mercato «materiali senza etichetta – si legge nel capo d’imputazione – e privi di qualsiasi descrizione o garanzia, in relazione alle caratteristiche e alle cautele a cui ogni prodotto deve sottostare».
L’uomo, difeso dagli avvocati Carlo Pinna Parpaglia e Tommaso Barile del foro di Bari, è stato rinviato a giudizio dovrà presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare Gian Paolo Piana a metà giugno per affrontare il processo con il rito abbreviato. L’accusa per lui è di omicidio colposo.
La tragedia si era consumata in pochi istanti in via Piemonte e l’intervento, prima dei vicini di casa e poi dei vigili dl fuoco, non era bastato a evitarla. Secondo la Procura la morte di Gavinuccio Cau, intossicato dai fumi tossici sprigionatisi nel suo appartamento, si sarebbe invece potuta evitare. Il fuoco era partito dal letto in cui dormiva la madre invalida, Anna Bono, casalinga di 59 anni, e secondo gli inquirenti e i periti nominati dal pm se la trapunta e le lenzuola fossero stati realizzati con materiali non «facilmente infiammabili» molto probabilmente le fiamme non si sarebbero sviluppate così velocemente.
Gavinuccio era riuscito a trascinarsi con la madre fino al corridoio dell’abitazione nel tentativo di raggiungere le scale della palazzina per mettersi in salvo e portare la sua mamma fuori da quell’inferno.
La donna era riuscita a sopravvivere e dopo un lungo ricovero in ospedale a Sassari era stata dimessa, mentre per il figlio non c’era stato niente da fare. A rispondere di quella tragedia è stato chiamato il titolare di una ditta pugliese che aveva realizzato il kit con la trapunta e le lenzuola che la mamma della vittima aveva acquistato insieme alla rete e al materasso della camera da letto. Secondo il perito nominato dal sostituto procuratore Mario Leo, titolare dell’inchiesta, la ditta pugliese avrebbe immesso sul mercato materiali non a norma e dunque pericolosi. Al termine delle indagini il pm aveva chiesto per l’imprenditore il rinvio a giudizio. I suoi difensori hanno già prodotto al giudice una consulenza tecnica di parte, eseguita da un ingegnere di Bari, volta a escludere la responsabilità dell’imprenditore. La mamma e le due sorelle di Gavinuccio Cau si sono costituite parte civile nel processo con l’avvocato Franco Villa del foro di Cagliari. Quella notte di quattro anni fa Gavinuccio aveva urlato con tutte le sue forze per chiedere aiuto e portare fuori la madre dall’inferno di fumo e fiamme che si era scatenato all’interno della sua abitazione. Le sue grida a qualcosa erano servite. I vicini avevano tentato di sfondare la porta con calci e spinte e dato immediatamente l’allarme. I vigili del fuoco del distaccamento cittadino erano arrivati in pochi istanti ed erano riusciti a portare in salvo la sua mamma.
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