La Nuova Sardegna

Sassari

Degrado a Platamona, primavera tra macerie e incuria

di Roberto Sanna
Degrado a Platamona, primavera tra macerie e incuria

Le rovine del Lido Iride abbandonate da un anno fanno da sfondo a un litorale senza prospettive

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SASSARI. Se la struttura cadente del vecchio Lido Iride per anni ha turbato la vista di chi andava a passeggiare su quel tratto di litorale, undici mesi dopo l’abbattimento possiamo tranquillamente dire che si è riusciti a peggiorare ulteriormente lo spettacolo con le macerie ancora sparse sul litorale e custodite (si fa per dire) da cancellate arrugginite dalla salsedine. Una furia iconoclasta celebrata in pompa magna l’anno scorso alla fine di aprile, con una conferenza stampa sul posto accompagnata da un primo colpo di benna sferrato in prima persona dal sindaco di Sorso salito per l’occasione a bordo di una ruspa. Undici mesi dopo, nessuno ha portato via quel che resta (ed è tanto) del glorioso Lido Iride, mentre il cartello dei lavori annuncia in maniera ottimistica la conclusione per il dicembre di quest’anno. L’appuntamento dato un anno fa era quello per uno stabilimento nuovo di zecca nell’estate del 2023: davanti a queste macerie che feriscono la vista e inquinano l’ambiente senza che ci siano avvisaglie di cambiamenti, i dubbi cominciano a prendere corpo insieme alla paura che si stia per assistere a uno scempio ambientale di proporzioni storiche.

Ma a Platamona non è cambiato nulla in tutti i sensi, la primavera si avvicina, la stagione dei bagni è dietro l’angolo e si prospetta l’ennesima estate triste affidata alla buona volontà degli imprenditori che operano in questo chilometro di litorale dove si intersecano le propaggini estreme dei confini di tre Comuni. Eppure la gente continua ad amare questa spiaggia trascurata dagli amministratori. A fianco alla torre di Abbacurrente lo storico bar, che ricade proprio sul limite estremo del territorio di Porto Torres, è aperto tutto l’anno e ha il suo pubblico costante, tanto che funge anche da edicola e tabacchino. Qualche centinaio di metri più avanti si arriva uno dei simboli delle estati dei sassaresi, la Rotonda, popolata anche in una giornata fredda e l’orizzonte è animato da persone che passeggiano, appassionati di surfcasting che sorvegliano le canne da pesca infilzate sulla battigia mentre in lontananza si sentono i latrati dei cani che abbaiano alle automobili. Il triste spettacolo di Ernesto, ristorante chiuso da anni e avvilupato da questioni burocratiche che impediscono la ripartenza, è un monito severo. Nel rettilineo successivo si offrono alla vista da un lato stabilimenti balneari che cominciano a dare i primi segnali di vita e dall’altra locali chiusi che sembrano passati a miglior vita.

Si superano i confini di Sorso per arrivare al Lido Iride e in pochi secondi si rimpiange lo scheletro cadente che, se non altro, si portava dietro l’aurea romantica dei bei tempi che furono. Le strade del turismo hanno preso altre direzioni e quegli anni ruggenti non torneranno più, eppure l’impressione è che questa situazione attuale vada bene a tutti e sia più facile voltare la faccia che sedersi a un tavolo e impostare una programmazione. A fianco della cancellata che delimita le macerie, l’ennesimo Lido con strutture di legno bianco chiude la triste passeggiata. Ci sarebbe anche il Toluca, storica struttura turistica che negli ultimi anni è stata riconvertita in punto di accoglienza per migranti; pare che almeno il ristorante al piano terra abbia ripreso la sua funzione originaria ma il cancello è chiuso e non ci sono cartelli. Sullo sfondo, sferzata dal vento teso, una bandiera rossa domina la spiaggia. La tentazione è sostituirla con una bianca e firmare una volta per tutte la resa di Platamona.

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