l’iniziativa
Marcia silenziosa per la pace le lacrime delle donne ucraine
SASSARI. Niente slogan e niente cori. Un silenzio composto ha accompagnato la marcia per l’8 marzo per le donne ucraine e per la pace, che dall’Emiciclo a piazza d'Italia ha unito con nastri di raso...
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SASSARI. Niente slogan e niente cori. Un silenzio composto ha accompagnato la marcia per l’8 marzo per le donne ucraine e per la pace, che dall’Emiciclo a piazza d'Italia ha unito con nastri di raso azzurro centinaia di manifestanti che hanno camminato stringendo in mano mazzetti di mimose, tulipani gialli e bandiere dell'Ucraina.
A guidare la marcia, organizzata dalla commissione Pari Opportunità del Comune con l’associazione di danza Arabesque, decine di donne ucraine che vivono e lavorano in città.
Donne che sfilano con la fronte alta e le lacrime agli occhi, con il cuore e il pensiero rivolti ai loro familiari rimasti sotto le bombe, chi a combattere gli invasori russi, chi a cercare protezione nei rifugi sotterranei, chi a cercare di fuggire, con le famiglie che si sfasciano, e gli uomini che restano.
Come Mariana, 60 anni, capelli biondi e occhi azzurri, i colori della sua terra. «Sono qui da 15 anni, mia figlia sta cercando di raggiungermi, di scappare dalla guerra. Ma suo marito, il suo figlio più grande e l'altro mio figlio, non possono scappare, devono restare a combattere. E io ho paura per loro», racconta quasi tutto d’un fiato, senza cedere al pianto.
Pezzi di una storia che nessuno avrebbe più voluto raccontare, per fermare la quale la marcia silenziosa, per le donne, per l’Ucraina, per la pace ha con dolore ed enorme partecipazione sfilato.
A guidare la marcia, organizzata dalla commissione Pari Opportunità del Comune con l’associazione di danza Arabesque, decine di donne ucraine che vivono e lavorano in città.
Donne che sfilano con la fronte alta e le lacrime agli occhi, con il cuore e il pensiero rivolti ai loro familiari rimasti sotto le bombe, chi a combattere gli invasori russi, chi a cercare protezione nei rifugi sotterranei, chi a cercare di fuggire, con le famiglie che si sfasciano, e gli uomini che restano.
Come Mariana, 60 anni, capelli biondi e occhi azzurri, i colori della sua terra. «Sono qui da 15 anni, mia figlia sta cercando di raggiungermi, di scappare dalla guerra. Ma suo marito, il suo figlio più grande e l'altro mio figlio, non possono scappare, devono restare a combattere. E io ho paura per loro», racconta quasi tutto d’un fiato, senza cedere al pianto.
Pezzi di una storia che nessuno avrebbe più voluto raccontare, per fermare la quale la marcia silenziosa, per le donne, per l’Ucraina, per la pace ha con dolore ed enorme partecipazione sfilato.
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