Motovedetta turritana in missione a Lampedusa
di Gavino Masia
Guardia costiera, la 291 al comando del luogotenente Mariano Atzeni parte oggi A bordo otto marinai, tra cui due donne: dovranno controllare i flussi migratori
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PORTO TORRES. Salperà oggi alle prime luci dell’alba – dalla banchina del porto – la motovedetta della Capitaneria di porto che avrà come destinazione finale l’isola di Lampedusa. L’unità CP 291 svolgerà per due mesi l’importante compito di controllo dei flussi migratori provenienti principalmente dai paesi del nord Africa.
Il pattugliatore è lungo 25 metri, è capace di un’autonomia di quasi 1000 miglia ed è dotato dei più moderni e sofisticati sistemi radar di scoperta navale per l’impiego ad ampio raggio nei teatri operativi nazionali ed esteri. A comandare l’equipaggio di otto persone, tra cui due donne alla loro prima esperienza, ci sarà ancora una volta il primo luogotenente Mariano Atzeni, alla sua settima esperienza nelle partecipazioni alle missioni umanitarie. Tutti i componenti avranno comunque il delicato incarico di fornire supporto e assistenza tecnica, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di sorveglianza delle frontiere sul controllo dei continui flussi migratori in quel vasto tratto di mare. «In questa partenza c’è sicuramente uno spirito particolare per noi militari – precisa il comandante Atzeni –, in considerazione di quello che sta purtroppo accadendo in Europa. Noi siamo tranquilli perché stiamo andando a Lampedusa a fare il nostro dovere, seppur con un umore molto diverso rispetto alle precedenti missioni».
Il loro compito rimane quello di controllare i flussi per due mesi nel canale di Sicilia e gli unici pericoli, secondo il comandante, sono riferibili solo alla navigazione. «Dalle esperienze precedenti mi è rimasta tanta amarezza nel vedere la sofferenza nelle persone che volevano sbarcare – ricorda il primo luogotenente –, perché nel flusso dei migranti vedi da vicino la loro voglia di poter arrivare in un porto sicuro e lontano dai pericoli di guerre. Queste persone non fanno altro che cercare la loro salvezza, insomma, possibilmente distanti migliaia di miglia da dove sono arrivati». A Lampedusa l’unità navale della Capitaneria turritana collaborerà da vicino con le altre forze di polizia presenti, carabinieri e Guardia di finanza, e la loro azione sarà interamente in mare aperto. Il loro compito sarà anche quello di verificare se le caratteristiche delle imbarcazioni che stanno sopravvenendo nel canale di Sicilia, sono in sicurezza o meno. L’ultima missione della Guardia costiera di Porto Torres è stata svolta nel Mar di Alboran, per dare supporto alla Guardia Civil spagnola nel controllo dei flussi migratori clandestini nel Mediterraneo. In quella zona di mare era stata segnalata una continua partenza di barche dalla costa algerina verso la costa spagnola. E a livello di cooperazione europea si era deciso di programmare una missione della Guardia costiera per supportare la componente navale spagnola nei controlli dei flussi. L’alta professionalità mostrata dai militari della Capitaneria nelle diverse missioni umanitarie internazionali era stata elogiata anche dalla Marina, per il loro immediato adattamento e il coraggio messo in evidenza nelle nuove realtà operative.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il pattugliatore è lungo 25 metri, è capace di un’autonomia di quasi 1000 miglia ed è dotato dei più moderni e sofisticati sistemi radar di scoperta navale per l’impiego ad ampio raggio nei teatri operativi nazionali ed esteri. A comandare l’equipaggio di otto persone, tra cui due donne alla loro prima esperienza, ci sarà ancora una volta il primo luogotenente Mariano Atzeni, alla sua settima esperienza nelle partecipazioni alle missioni umanitarie. Tutti i componenti avranno comunque il delicato incarico di fornire supporto e assistenza tecnica, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di sorveglianza delle frontiere sul controllo dei continui flussi migratori in quel vasto tratto di mare. «In questa partenza c’è sicuramente uno spirito particolare per noi militari – precisa il comandante Atzeni –, in considerazione di quello che sta purtroppo accadendo in Europa. Noi siamo tranquilli perché stiamo andando a Lampedusa a fare il nostro dovere, seppur con un umore molto diverso rispetto alle precedenti missioni».
Il loro compito rimane quello di controllare i flussi per due mesi nel canale di Sicilia e gli unici pericoli, secondo il comandante, sono riferibili solo alla navigazione. «Dalle esperienze precedenti mi è rimasta tanta amarezza nel vedere la sofferenza nelle persone che volevano sbarcare – ricorda il primo luogotenente –, perché nel flusso dei migranti vedi da vicino la loro voglia di poter arrivare in un porto sicuro e lontano dai pericoli di guerre. Queste persone non fanno altro che cercare la loro salvezza, insomma, possibilmente distanti migliaia di miglia da dove sono arrivati». A Lampedusa l’unità navale della Capitaneria turritana collaborerà da vicino con le altre forze di polizia presenti, carabinieri e Guardia di finanza, e la loro azione sarà interamente in mare aperto. Il loro compito sarà anche quello di verificare se le caratteristiche delle imbarcazioni che stanno sopravvenendo nel canale di Sicilia, sono in sicurezza o meno. L’ultima missione della Guardia costiera di Porto Torres è stata svolta nel Mar di Alboran, per dare supporto alla Guardia Civil spagnola nel controllo dei flussi migratori clandestini nel Mediterraneo. In quella zona di mare era stata segnalata una continua partenza di barche dalla costa algerina verso la costa spagnola. E a livello di cooperazione europea si era deciso di programmare una missione della Guardia costiera per supportare la componente navale spagnola nei controlli dei flussi. L’alta professionalità mostrata dai militari della Capitaneria nelle diverse missioni umanitarie internazionali era stata elogiata anche dalla Marina, per il loro immediato adattamento e il coraggio messo in evidenza nelle nuove realtà operative.
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