La Nuova Sardegna

Sassari

Un campo di calcio per sentirsi ancora vivi

di Roberto Sanna
Un campo di calcio per sentirsi ancora vivi

La borgata di Campanedda difende strenuamente i suoi servizi e l’autonomia Colombino: «Se perdiamo la scuola è finita ma ci sentiamo abbandonati»

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SASSARI. Dai campi al campo, è il segno dei tempi che cambiano e non necessariamente in meglio. I campi erano quelli, fertili e rigogliosi, che negli anni Cinquanta, subito dopo la Riforma agraria, attirarono i primi cento assegnatari (ai quali è dedicata la via principale e una stele commemorativa nella piazza di fronte alla chiesa) che diedero vita a Campanedda. Il campo è quello di calcio che, adesso, funge da polo vitale della frazione richiamando sportivi di tutte le età anche dalle borgate vicine.

Le barricate. Mille abitanti all’interno di un territorio a vocazione agricola che con gli anni è stata in parte riconvertita verso i servizi alla zona industriale della vicina Porto Torres, la borgata sta difendendo strenuamente tutti i servizi che nel corso degli anni aveva faticosamente costruito:l’ufficio postale, le scuole, una sezione dell’Avis molto attiva. E per anni a Campanedda si teneva uno degli appuntamenti musicali estivi più attesi: la festa della borgata si concludeva infatti con un concerto gratuito nel quale si esibivano i più famosi artisti italiani, dai Nomadi a De Gregori, al quale assistevano migliaia di persone da tutto il territorio. Un appuntamento interrotto qualche anno fa, segnale che qualcosa già non funzionava ancor prima del Covid.

Scuola da difendere. «Abbiamo già perso la scuola media, non possiamo permetterci di perdere anche la primaria e quella per l’infanzia – racconta Alessandro Colombino, presidente della Municipalità della Nurra –. Purtroppo i numeri demografici sono in calo, poi alcune famiglie hanno preferito, per diversi motivi, far studiare a Sassari o Porto Torres i loro ragazzi e la chiusura è stata inevitabile. Dovessimo perdere anche le altre due sarebbe la fine. Così come un presidio che difendiamo a tutti i costi è l’ufficio postale. Purtroppo ci sentiamo un po’ abbandonati: i rapporti con l’amministrazione comunale sono solo via email, formali, mentre il sindaco dopo la campagna elettorale non si è fatto più vedere. Aspettiamo una sua visita per illustrargli di persona i problemi e le prospettive». Il cuore della frazione è nelle poche centinaia di metri che ospitano tutti gli edifici: la chiesa, il bar-tabacchi con a fianco un negozio di alimentari, le scuole, il circolo ricreativo. E di fronte è sorto il campo di calcio.

Verde speranza. Costato 700mila euro, è un rettangolo di erba sintetica di ultima generazione che fa brillare gli occhi ai bambini e ai calciatori della squadra maggiore che milita in Prima categoria. Nel pomeriggio si anima fino a tarda sera e le partite richiamano tanti spettatori. Mancano spogliatoi all’altezza, le tribune potrebbero essere più belle ma, insomma, è un lusso e, completato durante il lockdown, questo impianto è il centro della vita della borgata e in estate, con i tornei, lo sarà ancora di più.

L’asso nella manica. In mezzo a tante difficoltà, Campanedda può giocare una carta importante: l’edilizia residenziale. Perché il Puc ha dato la possibilità di costruire. «Manca un investitore che creda in questa zona ma vi assicuro che tante persone si informano – sospira Francesco Sechi, consigliere circoscrizionale –. Verrebbero qui a vivere, oppure acquisterebbero una seconda casa. Forse dovremmo essere più bravi a promuoverci, ma questo è un posto sano, tranquillo, a pochi minuti da Porto Torres e da Sassari. Se qualcuno decidesse realmente di investire farebbe un affare e per noi sarebbe la svolta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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