Legambiente di Sassari: «Coste, no a speculazioni»
Per l’associazione ambientalista nelle zone F4 servono progetti di turismo lento e sostenibile e la destagionalizzazione
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «No a grandi progetti speculativi sulle coste che lasciano poco e nulla al territorio e limitano la presenza turistica soltanto al mese di agosto. Ricerchiamo invece l’equilibrio, la sostenibilità». La sezione sassarese di Legambiente interviene sulle zone F4, in particolare sul progetto alla “Frana” che stanno infuocando il dibattito a Palazzo Ducale .
«Non è certo un no a prescindere il nostro – afferma l’associazione ambientalista – bensì un invito al ragionamento e alla riflessione. Partiamo dal principio che obiettivo comune è ottenere, mantenere e ottimizzare uno sviluppo sostenibile e duraturo per le nostre coste, a livello ambientale sociale ed economico. Siamo certamente favorevoli a che si realizzino piccoli insediamenti nelle aree vicinali alle borgate, dotati dei giusti servizi e delle necessarie infrastrutture, perché solo rendendo funzionale e fruibile il luogo, possiamo renderlo realmente attrattivo ed appetibile, oltre che oggettivamente bello».
Perché secondo Legambiente «oggi i grandi insediamenti turistici si rivelano un modello superato se, in prossimità, non esiste una offerta culturale e naturale fortemente attrattiva e diversificata - come quella di cui intrinsecamente dispone la Sardegna. Negli anni la domanda turistica si è evoluta e l’utenza, quella internazionale e quella nazionale, vuole un turismo esperienziale e lento, che richiede appunto una programmazione di alto livello culturale, infrastrutturale e territoriale».
La proposta dell’associazione è perciò, in primo luogo di migliorare le infrastrutture e incrementare i posti letto nelle borgate esistenti, con la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente puntando all’autonomia energetica degli immobili e al modello emissioni zero. A seguire occorre accompagnare l’incremento dei posti letto il miglioramento dei servizi quali musei, centri informazione, centri di educazione ambientale. Un’altra strada da percorrere è quella «di incentrare il progetto sul recupero del borgo minerario dell’Argentiera come destinazione turistica, dotato di una rete di servizi e connesso attraverso una rete per la mobilità dolce e sostenibile (ciclovie, percorsi escursionistici, percorsi a cavallo) alle altre borgate del territorio». Inoltre puntare con decisione e senza ambiguità sulla destagionalizzazione, possibile solo valorizzando l’intero territorio, dal paesaggio alla biodiversità vegetale e animale, dai siti archeologici e beni culturali in genere a quelli enogastronomici». E infine sarà indispensabile «mettere al centro del progetto le comunità locali e non i grandi gruppi imprenditoriali. La costa del Nord Ovest isolano rappresenta uno dei pochi tratti ancora incontaminati dell’intera Sardegna e dell’intero bacino Mediterraneo, come tale deve essere tutelata perché sia lasciata integra alle generazioni future».
«Non è certo un no a prescindere il nostro – afferma l’associazione ambientalista – bensì un invito al ragionamento e alla riflessione. Partiamo dal principio che obiettivo comune è ottenere, mantenere e ottimizzare uno sviluppo sostenibile e duraturo per le nostre coste, a livello ambientale sociale ed economico. Siamo certamente favorevoli a che si realizzino piccoli insediamenti nelle aree vicinali alle borgate, dotati dei giusti servizi e delle necessarie infrastrutture, perché solo rendendo funzionale e fruibile il luogo, possiamo renderlo realmente attrattivo ed appetibile, oltre che oggettivamente bello».
Perché secondo Legambiente «oggi i grandi insediamenti turistici si rivelano un modello superato se, in prossimità, non esiste una offerta culturale e naturale fortemente attrattiva e diversificata - come quella di cui intrinsecamente dispone la Sardegna. Negli anni la domanda turistica si è evoluta e l’utenza, quella internazionale e quella nazionale, vuole un turismo esperienziale e lento, che richiede appunto una programmazione di alto livello culturale, infrastrutturale e territoriale».
La proposta dell’associazione è perciò, in primo luogo di migliorare le infrastrutture e incrementare i posti letto nelle borgate esistenti, con la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente puntando all’autonomia energetica degli immobili e al modello emissioni zero. A seguire occorre accompagnare l’incremento dei posti letto il miglioramento dei servizi quali musei, centri informazione, centri di educazione ambientale. Un’altra strada da percorrere è quella «di incentrare il progetto sul recupero del borgo minerario dell’Argentiera come destinazione turistica, dotato di una rete di servizi e connesso attraverso una rete per la mobilità dolce e sostenibile (ciclovie, percorsi escursionistici, percorsi a cavallo) alle altre borgate del territorio». Inoltre puntare con decisione e senza ambiguità sulla destagionalizzazione, possibile solo valorizzando l’intero territorio, dal paesaggio alla biodiversità vegetale e animale, dai siti archeologici e beni culturali in genere a quelli enogastronomici». E infine sarà indispensabile «mettere al centro del progetto le comunità locali e non i grandi gruppi imprenditoriali. La costa del Nord Ovest isolano rappresenta uno dei pochi tratti ancora incontaminati dell’intera Sardegna e dell’intero bacino Mediterraneo, come tale deve essere tutelata perché sia lasciata integra alle generazioni future».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
