Ossi, primo morto per covid: due medici davanti al gup
L’ambulante Roberto Pais era deceduto dopo giorni di febbre e tosse. Una dottoressa si è sottoposta a esame: «Non lo visitai, mi chiamò il fratello»
SASSARI. Mercoledì scorso Roberto Pais avrebbe compiuto 53 anni. Invece, proprio nel giorno del suo compleanno, in un’aula al secondo piano del palazzo di giustizia di Sassari, si celebrava l’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura per far luce sulla sua morte, avvenuta a metà marzo del 2020.
Era stato lui, ambulante di Ossi di 51 anni, la prima vittima del virus in provincia di Sassari. Una tragedia sulla quale il pm Paolo Piras ha aperto un fascicolo dopo la denuncia presentata dai familiari di Pais che si erano rivolti all’avvocato Alessandra Delrio per capire se ci fosse qualche responsabilità nella morte del loro caro.
Al termine delle indagini la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di due guardie mediche di Ossi – Lucio Zirattu e Maria Caterina Cherchi – all’epoca in servizio nel paese. Entrambi gli imputati (difesi dagli avvocati Nicola Satta e Luca D’Alò) sono accusati di omicidio colposo. Nell’udienza di ieri la Cherchi si è sottoposta a esame con l’obiettivo di chiarire la propria posizione. Ai due medici il pm Piras contesta di non aver approfondito il quadro clinico del paziente – che aveva febbre, tosse e dispnea da più giorni – e di non aver attivato il 118 e segnalato il caso all’Unità operativa di Malattie infettive dell’Aou. I familiari del 51enne soltanto dopo una settimana – in cui il quadro clinico era peggiorato – avevano visto finalmente arrivare a casa un’ambulanza del 118. Dopo appena sei giorni di ricovero in ospedale, Roberto Pais era morto nel reparto di Rianimazione.
Per il sostituto procuratore Piras devono rispondere di omicidio colposo i due medici di continuità assistenziale che, una volta contattati dai familiari, non avrebbero «segnalato il paziente al 112/118 e all’unità operativa di Malattie infettive e non avrebbero nemmeno richiesto all’Unità di crisi locale il test diagnostico per la ricerca del Sars Cov-2». Zirattu, per il pm, avrebbe inoltre prescritto «inutilmente» l’antibiotico e la Cherchi altrettanto inutilmente ne avrebbe confermato la somministrazione. Proprio quest’ultima ieri ha precisato di non aver visitato il paziente né di averlo sentito, ma di aver ricevuto la telefonata del fratello. Sarebbe stato lui a riferirle che Pais aveva la febbre e aveva iniziato a prendere un antibiotico. E a precisa domanda sulle ragioni per le quali non avesse ritenuto di approfondire il caso la dottoressa ha risposto che la sua convinzione era che si trattasse «di un colpo d’aria». Sempre il fratello della vittima le avrebbe anche detto che Roberto Pais non presentava altri sintomi e che non era entrato in contatto con persone positive al covid. A quel punto la Cherchi gli consigliò di continuare con la terapia antibiotica e di chiamare il numero verde di emergenza in caso di peggioramento. Per il pm e l’avvocato Delrio la condotta del medico non fu corretta. Per la difesa, invece, nulla di più avrebbe potuto fare l’imputata in assenza di campanelli d’allarme riconducibili al covid in un momento in cui il virus stava appena affacciandosi nelle vite di tutti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
