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Sassari

Filippo, 15 anni: a Sassari il campione di boxe che ha sconfitto i bulli

Gianni Bazzoni
Filippo con il maestro Tore Erittu
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Filippo con il maestro Tore Erittu

Grazie al lavoro nella palestra di Tore Erittu, il ragazzo da perseguitato è diventato un leader

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SASSARI. Il suo sogno era quello di fare il calciatore. Vedeva tutte le partite in tv, andava allo stadio a tifare Torres. Ma a distruggere quell'idea semplice, l'illusione di un bambino di 10 anni ci pensavano loro. La spegnevano ogni giorno. «Mi prendevano in giro perchè ero cicciottello, non mi facevano mai giocare nelle partite tra ragazzi perché non ero bravo come loro. E qualche volta mi concedevano di stare in porta. Io però volevo fare altro, inseguire la palla, confrontarmi con gli altri senza la paura di sbagliare e di essere insultato e minacciato. Con il passare del tempo la situazione è peggiorata, ho iniziato a non uscire di casa. Trovavo tutte le scuse possibili per non andare al mare perché in costume mi vedevo brutto, non ero figo come loro. O almeno questo mi avevano portato a credere».

Filippo Minniti oggi ha quasi 15 anni, figlio unico, frequenta il liceo scientifico Spano di Sassari e ha deciso di raccontare come si è ripreso il suo sogno con un percorso che gli ha permesso di ricacciare indietro i bulli dopo avere riscoperto sicurezza e voglia di lanciare nuove sfide. Cappellino azzurro, sguardo fiero che non ti molla mai, si siede accanto al suo coach Tore Erittu - uno che di storie di bullismo ormai ha piena la palestra - che gli ha spalancato le porte di un luogo senza barriere dove si è ripreso la sua vita.«Non ce la facevo più - racconta Filippo - e non sapevo che fare. Ne ho parlato con i miei genitori e mio padre ha seguito il consiglio di un giocatore della Torres che gli aveva detto di parlarne con Tore Erittu: "Lui ti può aiutare"».E quel giorno che ha messo piede in palestra la prima volta, Filippo se lo ricorda come se fosse oggi: «Ero insicuro, non ero certo delle mie potenzialità. Ho fatto un passo per volta, la boxe è stata inserita gradualmente, come fosse un gioco. Un cammino difficile, senza bluff. Perché negli sport individuali non ci sono altri che ti salvano se non sei tu a fare quello che serve. E all'improvviso ho trovato un equilibrio, ho sentito come una esplosione interiore».

È venuto il momento delle scelte. Filippo aveva cominciato un percorso parallelo, la palestra tutti i giorni e il calcio con i giovanissimi secondo anno dell'Atletico Uri. I primi passi da centrocampista, il ruolo sempre sognato. E a un certo punto ha maturato la decisione di sospendere l'attività nel calcio. «Gli ho lanciato una sfida - dice Tore Erittu - e gli ho detto una cosa fondamentale: se vuoi crescere devi essere forte prima di tutto nella pratica individuale. Significa difendersi se ti attaccano, correre anche per chi non lo fa, sviluppare il senso della responsabilità. E l'ho accompagnato e sostenuto nella ricerca di quel coraggio che aveva nascosto dentro. Ci sono stati dei momenti durissimi e ogni volta che gli ho chiesto se volesse scendere dal ring mi ha sempre risposto con un no deciso».

Poi la ripresa del calcio, la scuola (con ottimi voti), la palestra. Il gioco che diventa un confronto reale, la sfida che ti fa crescere. Filippo sceglie di combattere: il primo match lo vince, va molto bene anche nel calcio. Poi però si alza il livello: gli altri combattimenti li perde: cinque sconfitte. La boxe continua per un po' solo per divertimento. Ma Filippo è il simbolo di una crescita continua: «L'ho visto raggiungere livelli importanti - racconta Tore Erittu - e allora gli ho detto: ci sono i campionati junior, se vuoi farli secondo me è il momento buono. È una opportunità importante, una bella prova. E lui ha accettato dopo avermi sentito dire: lì si va per vincere non per partecipare». Filippo ha vinto, si è portato a casa il titolo di campione sardo e a maggio andrà alle finali nazionali.

«Oggi mi sento un'altra persona - dice Filippo - ho qualche amico in difficoltà che sto aiutando a superare i problemi con i bulli. Non mi vergogno più e se capita racconto la mia esperienza anche nei temi a scuola. Mio padre è fiero del lavoro che ho fatto, sa quanto è stato difficile il percorso. È la mia vittoria, quella che mi piace raccontare: sono testimone di come si possa risalire dal fondo, affrontare la vita rafforzando i sentimenti di uguaglianza. Senza diversità, senza che ci sia sempre qualcuno che ti giudica e ti condanna. È il sogno che mi sono ripreso e lo voglio vivere fino in fondo. Ora vado ai campionati italiani, poi tornerò anche a giocare al calcio: ho solo interrotto perché voglio fare bene in una disciplina come il pugilato che mi ha dato tanto. Mi ha fatto diventare quello che sono: un nuovo Filippo al quale anche io guardo con rispetto e tanta speranza».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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