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Sassari, il pronto soccorso rischia il collasso: 2 medici per 130 pazienti

Giovanni Bua
Sassari, il pronto soccorso rischia il collasso: 2 medici per 130 pazienti

L'appello della responsabile: «Non possono mandare tutti qui. Serve aiuto». Attese anche di 24 ore, la rabbia dei pazienti

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SASSARI. Una donna di 82 anni, con una frattura alla costola, che ha atteso una visita per 25 ore. Una paziente oncologica che ha dormito sdraiata su un giubbotto buttato in terra, nel mezzo di una sala d'attesa pullulante di dolore, rabbia, rassegnazione. Sessanta persone che, ancora ieri all'ora di pranzo, dopo decine di ore, attendevano la fine dell'inferno. Il tutto condito da telefonate in redazione, mail, post rabbiosi e disperati, richieste di aiuto e di giustizia.

Spiccioli di due giorni che difficilmente qualcuno si dimenticherà, sia tra i pazienti che tra gli operatori del Pronto Soccorso del Santissima Annunziata. E che purtroppo potrebbero essere l'antipasto di un'emergenza estiva costante e definitivamente fuori controllo. «Ho ammirato l'estrema serietà dei nostri pazienti», sottolinea la responsabile del Pronto Soccorso, Maria Piera Ruggiu. Che, ancora in piena emergenza, trova il tempo per metterci la faccia.

«Tutti hanno avuto una pazienza che forse io stessa non avrei avuto. E assistere ai loro enormi disagi, sapendo che nulla potevamo fare per alleviarli, è una cosa che lascia a tutti l'amaro in bocca. Più che insulti abbiamo sentito solidarietà, e domande alle quali anche noi vorremmo delle risposte».A far saltare il tappo di una situazione sempre al limite una serie di "coincidenze", ma anche l'avvisaglia di un ritorno di pressione post-Covid ormai strutturale, che con l'inizio della stagione estiva non potrà che progressivamente aumentare. Venerdì, rispetto alla media di 90 pazienti, si presentano in viale Italia 130 persone: 51 codici gialli e 46 verdi, ma soprattutto ben 11 codici rossi, quello di massima gravità, dove il pericolo di vita è massimo e all'arrivo dei quali tutto il resto si ferma.

Ad attenderli una squadra che appare sempre più sottodimensionata, nonostante riposi e ferie siano parole sparite da tempo dal vocabolario degli operatori. «Lavoriamo - spiega la responsabile - con tre turni, 5 medici la mattina, 5 il pomeriggio e 3 la notte. Uno di questi è sempre distaccato in area Covid, 24 su 24, e continua a gestire una media di 7 casi al giorno. Due sono dedicati al trattamento di emergenza "pulito", e si occupano di tutti i nuovi arrivi. Uno, da circa una settimana, l'abbiamo dovuto distaccare a tempo pieno all'area bording del percorso pulito, una sorta di repartino in cui, di fatto, ricoveriamo i pazienti che hanno finito il percorso diagnostico da noi ma per cui non c'è posto nei reparti. Parliamo di un'occupazione fissa di 15 persone. Uno infine è dedicato al reparto di osservazione breve intensiva, con 10 posti letto. Il luogo dove resta chi ha avuto le cure ma deve attendere prima di andare via, per verificare che non ci siano problemi. Poi ci sono io, che cerco di essere dove serve di più».

Numeri evidentemente insufficienti, soprattutto quando si arriva al turno notturno. Con una macchina sempre a pieni giri pronta ad uscire di strada al primo imprevisto. «Venerdì la variante fuori controllo sono stati gli 11 codici rossi - spiega Maria Piera Ruggiu - una cifra abnorme che di fatto ha impegnato a tempo pieno i medici presenti. Evidente che, dato priorità ai 51 codici gialli, per i 46 verdi le attese sono iniziate ad andare fuori controllo». Dieci, dodici, sedici, ventiquattro ore, passate buttati alla meglio in sala d'attesa, con i parenti costretti ad attendere in auto o a casa in attesa di una telefonata che non arriva. Con disagi inaccettabili.

«Tutto vero - spiega la dottoressa - ma qui iniziano una serie di problemi che una volta per tutte vanno capiti e affrontati. A iniziare dagli 11 codici rossi che hanno fatto saltare il banco».Il problema fondamentale del Ps del Santissima Annunziata infatti è la «centralizzazione selvaggia - sottolinea Ruggiu -. Un primo filtro dovrebbe partire proprio dal 118, che dovrebbe farsi carico di una prima domanda. Il caso va portato nell'ospedale hub del territorio o può già essere smistato negli stroke di Alghero e Ozieri?». Non è una scelta da poco, l'accettazione al pronto soccorso innesca infatti un assurdo bizantinismo per cui se arrivi a Sassari e viene valutato che puoi essere curato con un ricovero ad Alghero o Ozieri questo non è possibile. «Il cosiddetto back transport non si può fare - spiega Ruggiu - e invece dovrebbe essere sbloccato. Perché la pressione insostenibile sul pronto soccorso si traduce in eguale, e spesso inutile, pressione sui reparti ospedalieri. Che scoppiano. Senza una rete di protezione territoriale l'emergenza sarà comunque ingestibile. E giornate infernali come queste sempre dietro l'angolo».

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