La Nuova Sardegna

Sassari

La morte di Derudas: «Nessuna sete di vendetta ma vogliamo giustizia»

di Luca Fiori
Gianuario Derudas
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Gianuario Derudas

Il legale della famiglia racconta le difficoltà della moglie e della figlia dell’operaio. La notizia della svolta nelle indagini arrivata il giorno dell’anniversario di nozze

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SASSARI. Tanti mesi di silenzio, poi la svolta improvvisa nelle indagini in una data particolare, un giorno che sarebbe dovuto essere di gioia. Avrebbero festeggiato quattordici anni di matrimonio Gianuario Derudas e sua moglie Consuelo il primo giugno scorso, quando l’avvocato della famiglia ha ricevuto la notizia dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica di Sassari, per l’incidente sul lavoro costato la vita all’operaio di 43 anni, padre di una bambina di 11.

«Questa coincidenza - racconta l’avvocato della famiglia Letizia Doppiu Anfossi - come si può immaginare, ha risvegliato e acuito nella moglie di Gianuario il dolore per la sua tragica e forse evitabile scomparsa. I familiari dell’operaio - aggiunge il legale - non hanno sentimenti vendicativi, ma attendono solo che la giustizia compia il suo iter e sperano che non si ripetano simili errori di negligenza che possano costare il bene più prezioso ad altri lavoratori».

Sette mesi e mezzo dopo quel tragico 15 ottobre la moglie dell’operaio specializzato e la piccola Alice ce la stanno mettendo tutta per andare avanti. «Consuelo svolge un piccolo lavoro part time - racconta l’avvocato Doppiu Anfossi - e deve proseguire la sua vita senza possibilità di fermarsi a pensare perché ha una figlia di 11 anni, legatissima al suo papà. Gianuario - aggiunge il legale - manca a tante altre persone, quelle che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, perché era un ragazzo speciale. Impegnato nel sociale, sempre presente ai consigli di classe della figlia, per cercare di migliorare l'ambiente nella scuola che frequentava la sua bambina. E poi nello sport - conclude l’avvocato - e nella politica che lo ha visto anche candidato alle elezioni comunali del 2019».

Gianuario Derudas, secondo quanto accertato dagli ispettori dello Spresal su incarico della magistratura, forse si sarebbe salvato, se solo il muletto che stava guidando all’interno dell’ecocentro di via Montello avesse avuto la cintura di sicurezza funzionante. Il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo, ha iscritto nel registro degli indagati Enrico Besta, 73 anni residente in provincia di Como, e Stefano Moro, 44 anni, di Oniferi, (difesi dall’avvocato Massimo Pellicciotta del Foro di Milano) rispettivamente responsabile e delegato nell’isola della ditta per cui Derudas lavorava a tempo indeterminato da circa un anno, dopo un lungo periodo di precariato.

La Procura è convinta che ci sarebbero state diverse negligenze all’interno della sede di lavoro di via Montello in cui l’operaio perse la vita. Negligenze legate all’attrezzatura messa a disposizione degli operai. Gianuario Derudas si trovava per caso quel giorno alla guida del muletto, per sostituire un collega in ferie. Forse a causa di un gradino o di un dislivello nel terreno, il mezzo meccanico aveva iniziato a sbandare e quando l’operaio aveva capito che stava per ribaltarsi, aveva tentato di mettersi in salvo abbandonando l’abitacolo con un salto, ma il mezzo meccanico si era rovesciato proprio dalla sua parte e lo aveva schiacciato senza dargli scampo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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