Cultura e innovazione: l’Ue premia l’Università di Sassari
di Roberto Sanna
Ufficiale l’approvazione del progetto che vede capofila l’Ateneo sassarese. Il rettore Gavino Mariotti: «Abbiamo tre anni di tempo, siamo già operativi»
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SASSARI. Anche l’ultimo step è stato superato e il grande progetto dell’Università di Sassari legato al Pnrr sta per diventare presto operativo. “Presto” inteso coi tempi dell’Europa, il che significa che la grande macchina predisposta dal rettore Gavino Mariotti e dai suoi collaboratori dovrà trasformarsi in struttura operativa nel più breve tempo possibile. Tanto per essere chiari, già all’inizio di luglio dovrebbe essere accreditata la prima tranche dei fondi (attorno al 10 per cento) e da lì partirà la grande corsa che dovrà per forza di cose concludersi fra tre anni. L’Ue ha anche messo delle precise scadenze per la rendicontazione, quindi c’è poco da scherzare: o i soldi si spendono nei tempi previsti, e si spendono bene, oppure le sanzioni saranno implacabili e immediate.
Si parla di cifre importanti: quasi 150 milioni di euro, più i cosiddetti “bandi a cascata” che faranno lievitare la somma fino a 200. Un progetto complesso che prevede una struttura amministrativa e un piano di comunicazione col quale spiegare che cosa viene fatto e quanto viene speso. «Un grande successo perché questo progetto lo abbiamo portato avanti da soli – dice il rettore di Uniss Gavino Mariotti –. Siamo felici anche per quello che ci è stato riconoscoiuto, perché il capo della commissione di valutazione che poi assegna i fondi ha detto testualmente al nostro ministero competente “siate orgogliosi di questo progetto perché considera seriamente il valore della cultura e della ricerca…noi in UK non ne abbiamo uno simile”. Non siamo stati solo noi come università a brillare, ma è stata Sassari a fare una bellissima figura». L'obiettivo dichiarato era quello di valorizzare tutte le risorse che la Sardegna può mettere in campo in questi settori per lo sviluppo sociale ed economico dell’isola, aveva spiegato a suo tempo Mariotti. Tant’è vero che era stato condiviso da tutti gli enti istituzionali della Sardegna e da numerosi partner privati.
La proposta progettuale, presentata al Ministero dell’Università e della Ricerca lo scorso 24 febbraio e denominata “e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia”, richiedeva 120 milioni di euro ed è costituita da 24 soggetti, sia di natura pubblica che privata; di questi, 10 sono soggetti costituenti l’HUB: RAS-Regione Sardegna, UniSS-Università di Sassari, Banco di Sardegna, Fondazione di Sardegna, Unioncamere Sardegna, Confindustria Sardegna, Legacoop Sardegna, So.G.Aer Spa, Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, UniCA-Università di Cagliari mentre gli altri 14 si suddividono tra coordinatori e affiliati Spoke. Questi i dieci ambiti di intervento: Medicine, Tourism and Cultural Heritage, AgriVet, Finance and Credit services to the territory and to businesses, Aerospace, Energy, Digital, Mobility, Environmental Heritage, Biopharmacology. La proposta progettuale era corredata da 115 “Dichiarazioni di Intenti a Collaborare” rappresentativi di un numero significativo di collaborazioni formalizzate con soggetti pubblici e privati a livello regionale, nazionale e internazionale che concorreranno alle attività dell’ecosistema e che testimoniano l’elevato livello di interesse, partecipazione e sostegno del territorio.
Ma non è finita qui. Legata sempre al Pnrr e al decreto Carfagna, l’Università aveva presentato una proposta legata alle infrastrutture per costruire cinque poli di ricerca nell’isola e la risposta su questo progetto (cento milioni ) non dovrebbe tardare.
Si parla di cifre importanti: quasi 150 milioni di euro, più i cosiddetti “bandi a cascata” che faranno lievitare la somma fino a 200. Un progetto complesso che prevede una struttura amministrativa e un piano di comunicazione col quale spiegare che cosa viene fatto e quanto viene speso. «Un grande successo perché questo progetto lo abbiamo portato avanti da soli – dice il rettore di Uniss Gavino Mariotti –. Siamo felici anche per quello che ci è stato riconoscoiuto, perché il capo della commissione di valutazione che poi assegna i fondi ha detto testualmente al nostro ministero competente “siate orgogliosi di questo progetto perché considera seriamente il valore della cultura e della ricerca…noi in UK non ne abbiamo uno simile”. Non siamo stati solo noi come università a brillare, ma è stata Sassari a fare una bellissima figura». L'obiettivo dichiarato era quello di valorizzare tutte le risorse che la Sardegna può mettere in campo in questi settori per lo sviluppo sociale ed economico dell’isola, aveva spiegato a suo tempo Mariotti. Tant’è vero che era stato condiviso da tutti gli enti istituzionali della Sardegna e da numerosi partner privati.
La proposta progettuale, presentata al Ministero dell’Università e della Ricerca lo scorso 24 febbraio e denominata “e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia”, richiedeva 120 milioni di euro ed è costituita da 24 soggetti, sia di natura pubblica che privata; di questi, 10 sono soggetti costituenti l’HUB: RAS-Regione Sardegna, UniSS-Università di Sassari, Banco di Sardegna, Fondazione di Sardegna, Unioncamere Sardegna, Confindustria Sardegna, Legacoop Sardegna, So.G.Aer Spa, Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, UniCA-Università di Cagliari mentre gli altri 14 si suddividono tra coordinatori e affiliati Spoke. Questi i dieci ambiti di intervento: Medicine, Tourism and Cultural Heritage, AgriVet, Finance and Credit services to the territory and to businesses, Aerospace, Energy, Digital, Mobility, Environmental Heritage, Biopharmacology. La proposta progettuale era corredata da 115 “Dichiarazioni di Intenti a Collaborare” rappresentativi di un numero significativo di collaborazioni formalizzate con soggetti pubblici e privati a livello regionale, nazionale e internazionale che concorreranno alle attività dell’ecosistema e che testimoniano l’elevato livello di interesse, partecipazione e sostegno del territorio.
Ma non è finita qui. Legata sempre al Pnrr e al decreto Carfagna, l’Università aveva presentato una proposta legata alle infrastrutture per costruire cinque poli di ricerca nell’isola e la risposta su questo progetto (cento milioni ) non dovrebbe tardare.
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