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cronaca

Il processo alle educatrici di Sorso, una mamma: «Mia figlia aveva paura di andare a scuola»

La testimonianza sui presunti maltrattamenti nel Ced


16 giugno 2022


SASSARI. «Mia figlia aveva paura di andare a scuola, perché aveva visto che alcuni bambini più piccoli di lei erano stati legati e rinchiusi in una camera la buio». È entrato nel vivo ieri mattina, con la testimonianza di quattro mamme e l’assistente sociale che fece partire l’inchiesta, il processo davanti al collegio presieduto da Mauro Pusceddu per le presunte violenze avvenute nel centro diurno di Sorso sei anni fa. Tra qualche «non ricordo» e qualche ricostruzione diversa dei fatti rispetto alla querela, in aula la tensione è salita alle stelle quando è stato chiesto a una delle mamme di spiegare cosa fosse il «gioco», quello che avrebbero fatto le educatrici finite a processo con i bambini. Bambini che secondo le accuse sarebbero stati legati e imbavagliati - «per gioco» - con del nastro isolante.

Ieri, dopo una camera di consiglio di venti minuti, i giudici hanno stabilito che non saranno sentiti i testimoni della difesa - forse ritenuti superflui dopo quanto emerso in aula ieri e nel corso delle altre udienze - e che la prossima udienza sarà dedicata direttamente all’esame delle imputate.

L’inchiesta sulle presunte violenze era partita nel 2016 quando quella mamma, assistita dall’avvocato Mario Spanu, si era rivolta ai carabinieri dopo i racconti del figlio. Secondo gli accertamenti dei carabinieri almeno nove bambini del centro si sarebbero ritrovati a fare i conti con dei metodi poco amorevoli. Per gli inquirenti quel centro era in realtà un luogo in cui i bambini più vivaci venivano sottoposti a «metodi inappropriati». Le tre educatrici avrebbero tenuto buoni i bambini legando loro mani e piedi, oppure chiudendo la bocca con del nastro adesivo e facendo passare la cosa come se fosse un gioco. E ancora, – sempre secondo l’accusa – facendoli sedere per stare fermi nei banchi senza parlare, anche per più di un’ora. E quando questi metodi non funzionavano, prendevano i più vivaci e più piccoli per chiuderli all’interno della stanza dei giochi tenuta appositamente buia e chiusa. Nel corso dell’udienza preliminare la Procura aveva in realtà chiesto il proscioglimento per le quattro indagate, ma il gup aveva deciso per il rinvio a giudizio.

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