Porto Torres, folla e applausi per il medico dei piccoli
Il pediatra Lino Argiolas: «Mi sono emozionato tanto»
Porto Torres «Mi sono emozionato nel vedere improvvisamente tanta folla davanti all’ambulatorio di pediatria di via Pacinotti – genitori con i loro figli – nel mio ultimo giorno di lavoro: una sorpresa bellissima che rappresenta il più bel regalo per festeggiare la pensione». Sono le prime parole del pediatra Lino Argiolas dopo la grande manifestazione d’affetto ricevuta da genitori che lo hanno avuto e scelto come medico per la crescita dei loro bambini. «Ho iniziato nel 1990 a svolgere il mio ruolo di pediatra a Porto Torres – ricorda il dottor Argiolas – e sono diverse le generazioni di bambini a cui ho avuto il piacere di seguire nel loro percorso di crescita pediatrica. Il ricordo di questi anni è davvero fantastico, e se non ci fosse stato il limite dei 70 anni non avrei smesso di fare questo mestiere».
Tante persone con gli occhi lucidi hanno voluto salutare il medico dei bambini, con fanfare e lunghi applausi appena lui ha aperto la porta del suo studio, manifestandoli apertamente riconoscenza per la vicinanza dimostrata nei lunghi anni alle famiglie turritane. Anche i bambini hanno regalato al medico disegni e pensieri affettuosi e in una pergamena hanno scritto «Grazie dottor Lino, sarai sempre nel nostro cuore».
«Porto Torres rimane un posto stupendo – aggiunge - e senza il limite di età non me ne sarei mai andato da questa città: la comunità attraversa difficoltà e problemi economici, ma è un bel posto per viverci e c’è anche bella gente. Non mi sono mai trasferito perché mia moglie lavorava a Sassari, in Anatomia Patologica, e allora ho deciso di viaggiare per tutti questi anni».
Tra i tanti ricordi di oltre trent’anni di lavoro con la prima infanzia, quello di pediatra che talvolta andava controcorrente. «Mi sentivo un po’ una mosca bianca – spiega dottor Argiolas –, nel senso che non prescrivevo molte medicine per curare i bambini. Però ricordo con quanto affetto, serenità e coraggio i genitori mi hanno seguito in questo atteggiamento, che non era semplice. Il ricordo più bello è che ho voluto bene a tutti e non ho mai cercato di fare differenze sociali nel portare avanti questo splendido mestiere». (g.m.)
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