«Morti sul lavoro, numeri record» Pericoloso ritorno al passato
I sindacati in piazza. Incontro con la prefetta di Sassari Paola Dessì
Sassari Solo pochi giorni fa è stata celebrata la 72a Giornata dedicata alle vittime del lavoro che - secondo l’ultimo dato Inail aggiornato al 9 ottobre - in Sardegna sono già state 16 contro le 12 del 2021. L’ultima croce in un cantiere è quella legata al nome di Salvatore Santeddu, 54 anni, deceduto in una azienda agricola mentre riparava un furgone. Prima di lui era morto Stefano Nonnis, 42 anni, annegato mentre riparava un pontile alla Saras. Cinque morti solo negli ultimi 5 mesi. L’ultimo caduto sul lavoro a Sassari, invece, è Antonio Masia, 53 anni, operaio della Gesam, morto il 25 luglio in circostanze che devono essere ancora totalmente chiarite e proprio due giorni fa la moglie ha lanciato un nuovo appello ai colleghi che sanno che cosa è successo affinchè parlino e si “liberino la coscienza”.
Di fronte a una situazione terribile che si colloca in una condizione di grave drammaticità generale, si muovono le organizzazioni sindacali. Le segreterie generali di Cgil, Cisl e Uil di Sassari in coordinamento con le strutture territoriali stanno promuovendo iniziative e assemblee nei luoghi di lavoro sul tema della sicurezza e sul diritto di avere garanzie sull’incolumità di chi opera come dipendente o studente (in fase di formazione) in una azienda, un cantiere o qualsiasi luogo di lavoro.
Oggi è previsto un volantinaggio in piazza e poi un incontro con la prefetta Paola Dessì: «Chiederemo che si faccia portavoce presso il Governo delle nostre istanze e di quelle delle lavoratrici e dei lavoratori di questo territorio, in termini di sicurezza sul lavoro», hanno affermato Francesca Nurra, Pierluigi Ledda e Marco Foddai.
«È indispensabile che, anche nel territorio, si faccia tutto quanto è possibile per affrontare il tema e migliorarne sensibilmente le condizioni di salute e sicurezza. Recentemente – proseguono i dirigenti sindacali – abbiamo invitato l’Ispettorato del lavoro a farsi promotore di un confronto che coinvolga le parti sociali e le istituzioni che hanno in questo campo una specifica responsabilità». Una delegazione di Rappresentanti della sicurezza del lavoro sabato 22 sarà presente a Roma per prendere parte alla manifestazione nazionale. I riferimenti nazionali non sono confortanti. Gli infortuni infatti risultano in continuo aumento: dall’inizio del 2022, sono quasi 600 i morti sul lavoro, con una media di 3 al giorno, 400mila infortuni e il 77 per cento di irregolarità aziendali. Un segnale preoccupante che sembra confermare un ritorno al passato, a vecchie mentalità e a una cultura che metteva in coda la prevenzione. I risultati raggiunti con quella ricerca di “infortuni zero” basata su responsabilità, attenzione e formazione sono stati bruciati in poco tempo. E si è tornati all’emergenza. Non può essere solo colpa della crisi, sotto c’è dell’altro.
«Constatiamo come la strada da percorrere per rendere effettiva la sicurezza nei luoghi di lavoro continui ad essere molto lunga – sottolineano i segretari di Cgil, Cisl e Uil –. Infatti ogni giorno si registrano morti sul lavoro, dai ragazzi in alternanza scuola lavoro, alle lavoratrici o lavoratori nei primi giorni di lavoro senza alcuna formazione specifica per arrivare ai tanti che muoiono per cadute dall’alto. Le ispezioni, che vengono effettuate, dimostrano che il lavoro nero, grigio, il caporalato e le irregolarità contrattuali e sulla sicurezza sul lavoro, sono ben presenti nel nostro tessuto di imprese». La richiesta è quella di «rilanciare nel territorio l’attenzione al rispetto delle norme di prevenzione, dentro una prospettiva di collaborazione tra tutti coloro che ne hanno la responsabilità».
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