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Stalking

Sassari, allenatore di 30 anni perseguita un calciatore di 15: a processo

di Nadia Cossu
Sassari, allenatore di 30 anni perseguita un calciatore di 15: a processo

L'uomo è accusato di atti persecutori nei confronti di un ragazzino. In aula la mamma del ragazzo: «A un certo punto mio figlio si è chiuso in se stesso»

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Sassari Migliaia di messaggi inviati all’allievo su tutte le piattaforme: whatsapp, telegram, instagram, messenger. Senza orari, senza tener conto del fatto che quel ragazzo – che all’epoca dei fatti aveva la metà dei suoi anni – andava a scuola. Eppure lo contattava ugualmente, anche durante l’orario di lezione.

Un 35enne è finito a giudizio con l’accusa di atti persecutori nei confronti di un giovane sassarese (che allora aveva quindici anni) conosciuto durante un campus estivo nel nord Italia. L’imputato, di Roma, (difeso dall’avvocato Francesco Porcu) era uno dei mister in quel camp, mentre il quindicenne era un “allievo” che nell’estate tra la fine delle medie e l’inizio delle superiori aveva voluto fare un’esperienza sportiva, essendo un promettente calciatore.

Una volta terminato il periodo di formazione e divertimento era tornato a Sassari e dopo poco era cominciato un rapporto fatto di chiamate e messaggi con l’allenatore. Tutto abbastanza normale per i genitori. Anche perché oggigiorno quale giovane non passa gran parte delle giornate con lo smartphone in mano? Solo che a un certo punto il quindicenne quel telefonino ha cominciato a usarlo meno, come se si fosse stancato di qualcosa. «Io e mio marito ci siamo accorti che nostro figlio si chiudeva in se stesso – ha raccontato ieri la mamma – e ci siamo preoccupati». Un genitore riconosce i cambiamenti dei propri figli e il turbamento interiore di quel ragazzo (oggi 18enne) non gli era sfuggito. Da qui la decisione di dare un’occhiata al cellulare. Così avevano scoperto una lunghissima sequenza di messaggi che giornalmente il loro figlio riceveva dal mister. Spaventati, si erano rivolti alla polizia e in seguito era partita la denuncia.

La Procura nell’avviso di conclusione delle indagini ricostruisce gli atti persecutori. L’imputato «con cadenza quotidiana mandava migliaia di messaggi alla persona offesa, senza sosta e anche durante l’orario scolastico, lo minacciava, gli diceva che se lo avesse bloccato sulle piattaforme di messaggistica avrebbe fatto in modo che un suo conoscente gli impedisse di continuare a giocare al videogioco “Fortnite”». Protestava, il 30enne, perché il giovane non gli rispondeva immediatamente ai messaggi inviati, o perché non veniva “taggato” nelle fotografie divulgate attraverso social network «finché la persona offesa – scrive il pm – decideva di non fare più “storie” su Instagram». E, ancora, avrebbe preteso che il ragazzo «rinunciasse a trascorrere il tempo libero con i coetanei». Nella prossima udienza sarà sentito il diciottenne.

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