Sassari, scontro in commissione sullo Stadio dei Pini: «La giunta annulli l’affidamento diretto»
L’assessora Arru: «È stata la scelta migliore, pronti alla mediazione tra le società»
Sassari Un’assegnazione diretta che scricchiola al punto che la stessa assessora ammette che un ricorso sarebbe possibile, l’opposizione all’attacco che chiede l’annullamento della procedura in autotutela e un nuovo bando, i rappresentanti di alcune società che muti ma furenti assistono alla commissione a dimostrazione che la pace è lontana.
Le nubi Si addensano nubi fosche sullo stadio dei Pini, il malandato tempio dell’atletica cittadina la cui gestione è stata assegnata a giugno all’Ati formata da Ichnos, I guerrieri del Pavone e Polisportiva Luna e Sole, dopo che la gara per affidare l’impianto era andata per due volte deserta. A provare a dissiparle era chiamata ieri mattina l’assessora Rosanna Arru, invitata in V commissione del centrosinistra per rendere conto dei criteri di assegnazione della struttura, e delle criticità gestionali emerse in queste caldo inizio di attività.
Il risultato? I dubbi restano tanti, e il Comune è chiamato a un intervento molto più energico di mediazione tra i nuovi gestori e alcune società scontente. Solo con un’assoluta pace un assegnazione scricchiolante sotto molti punti di vista ha possibilità di non finire travolta dai ricorsi, insieme a un’attività che interessa 12 società e migliaia di persone.
Il bando contestato «Resta il fatto – attaccano Fabio Pinna, Carla Fundoni e Lello Panu per il centrosinistra – che l’assegnazione ha gravi profili di illegittimità. E che l’assessora farebbe bene ad andare dal sindaco e chiedere di sospendere tutto in autotutela, facendo immediatamente un nuovo bando. Magari vinto dalla stessa Ati. O magari da altri concorrenti che, con le condizioni nel mentre mutate dal Comune, troverebbero interessante partecipare».
L’assessora Richiesta rispedita al mittente dall’assessora che, per ricostruire la vicenda, parte: «Da anni di totale assenza di regole. Ai quali il Comune ha deciso di porre fine assegnando la gestione con la formula che stiamo applicando a tutte le strutture sportive: concessione in cambio di impegno in prima persona del gestore a garantire la conduzione e la manutenzione, con un piano in cui l’equilibrio economico sia solido e garantito».
Le tariffe Equilibrio che si poteva raggiungere solo ritoccando pesantemente il piano tariffario, che la giunta ha aggiornato con una delibera che entrerà in vigore a gennaio 2023. «Nuove tariffe che nel bando andato deserto non erano previste – attaccano le opposizioni – e che invece sono scattate dopo l’assegnazione diretta, cambiando di fatto le regole del gioco e rendendo nullo tutto il procedimento». «E c’è anche da considerare – rincara Mariolino Andria – che nel bando originale era previsto anche il pagamento delle onerose utenze, che invece nell’assegnazione diretta restano a carico del Comune fino a quando non saranno fatti i lavori di efficientamento energetico con fondi regionali. Un cambiamento di non poco conto che lascia la porta aperta a motivati ricorsi».
Il silenzio «Prima del bando – spiega l’assessora Arru – abbiamo provato ad avere interlocuzioni con il precedente gestore chiedendogli di aggiornare un piano tariffario evidentemente inadeguato. Non ha mai risposto, e a il motivo era che su questo non c’era possibilità di accordo tra le società. Dopo i due bandi deserti abbiamo atteso interventi, richieste di chiarimenti, proposte dalle società, ma c’è stato solo un preoccupante silenzio. Quando da un gruppo di società, molto rappresentative per storia e per numero di iscritti, è arrivata una proposta seria e dettagliata per prendere in gestione lo stadio, abbiamo tirato un sospiro di sollievo. E intorno a questa abbiamo lavorato e lavoriamo per costruire il totale accordo tra le società, invece che ripartire da capo. Abbiamo forzato la mano? Può darsi, ma siamo pronti a difendere le nostre ragioni anche di fronte a un eventuale ricorso, e soprattutto siamo convinti che la proposta in campo possa fare tutti contenti».
La pace Il problema è che la pace sembra ancora lontana. E l’assessora, se la vuole raggiungere, è chiamata a intervenire in maniera decisa su tutte le questioni sul tavolo. Prima di tutto per le tariffe. L’Ati, ad esempio, sta già facendo pagare “sovrapprezzi” per le aperture alle 6 del mattino e all’ora di pranzo, mentre qualunque cambiamento può scattare solo col nuovo piano tariffario in vigore da gennaio. C’è poi da risolvere la situazione (denunciata dalla leggenda dell’atletica cittadina Gianni Puggioni), degli atleti non residenti (alcuni, come quelli allenati da Puggioni, ai vertici nazionali) che pagano tariffe 15 volte maggiori dei sassaresi. E infine va trovata la quadra sulle fasce orarie. E soprattutto ritrovata l’armonia in un ambiente in cui, più che una festosa ripartenza, è in atto un regolamento di conti tra società assolutamente da mettere in soffitta.
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