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Sassari, la pista ciclabile si congeda tra parcheggi selvaggi e multe

di Roberto Sanna
Sassari, la pista ciclabile si congeda tra parcheggi selvaggi e multe

Rivoluzione del traffico, procede in viale Italia il cantiere per la Zona 30

08 gennaio 2023
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Sassari Non era difficile immaginarlo, anzi, se fossimo stati in Inghilterra i bookmakers non avrebbero nemmeno quotato le previsioni: eliminati i paletti, la pista ciclabile di viale Italia è stata letteralmente azzannata dagli automobilisti. Chi ha messo due ruote, chi tutto il muso, chi un furgone. Sempre “un attimino” utile per prendere un caffè, sorseggiare un aperitivo, fare una consegna, entrare velocemente in un negozio. Il problema è che, almeno finché non verrà ufficialmente istituita la Zona 30, la segnaletica resta quella della pista ciclabile e quindi parcheggiare resta vietato, con gli agenti della Polizia locale impegnati a sanzionare gli automobilisti scorretti o quantomeno farli ragionare per liberare quello spazio.

Di sicuro è la fine della pista ciclabile. Opera mai amata dai sassaresi, spesso osteggiata, che di fatto verrà assorbita dalla rivoluzione della mobilità che la giunta si appresta a varare partendo proprio da viale Italia. «Stiamo accelerando i tempi e ormai non manca molto alla nascita delle prime due Zone 30, parliamo di un mese o poco più. – conferma l’assessore al Bilancio, Mobilità e Infrastrutture Carlo Sardara –, a quel punto parlare di pista ciclabile non avrà più senso perché ci sarà un unico flusso. Detto questo, la gente non dovrebbe sistemare le auto in quel tratto. Anche perché si tratta di un cantiere e non si può assolutamente parcheggiare».

Una situazione di incertezza nella quale ci si affida al buon senso, insomma, sperando che le tante attese Zone 30, novità assoluta per la città, vengano interpretate per quello che sono realmente e non per un via libera al traffico selvaggio: «Da una parte metteranno alla prova il rispetto delle regole da parte dei cittadini, e dall’altra permetteranno loro di godere i vantaggi della mobilità lenta. L’idea di Zona 30 va oltre il semplice, seppur importante, limite di velocità. Si tratta di disincentivare l’utilizzo delle auto all’interno delle aree, che saranno la casa di bici e pedoni. Chi vuole attraversare la città sarà portato a usare gli assi di collegamento, e le zone 30 serviranno solo per il traffico residenziale» aveva spiegato a suo tempo l’assessore in commissione.

Le Zone 30 non rendono più necessarie barriere di divisione tra traffico ciclabile e automobilistico (per questo l’attuale pista ciclabili non ha senso e lo spazio sarà delimitato da una segnaletica orizzontale) e per attuarle, oltre ai cartelli coi limiti, nelle aree interessate saranno attuati diverse azioni: il posizionamento di “cuscini berlinesi” (un dosso stradale, solitamente di forma quadrata, che non si estende a tutta la larghezza della carreggiata), interventi di “traffic calming”, riduzione delle sedi stradali con gli “occhi di gatto”, il posizionamento di passaggi pedonali rialzati. La prima Zona 30 oggetto di intervento è appunto quella compresa nell’area delimitata da Corso Angioy, viale Mancini, via Deffenu e via Amendola.

La seconda, dove l’apertura del cantiere è imminente, è quella all’ingresso della città dalla parte di Monserrato, nell’area con quas i tutte le vie intitolate alle varie capitali incorniciata da via Budapest e via Rockefeller. E qui «si tratta di dirottare il traffico in entrata e in uscita dalla città, che ora taglia da via Washington, nella sua sede naturale: via Budapest» aveva detto ancora Carlo Sardara. Nel piano complessivo le Zone 30 sono 6. Le altre quattro e saranno collocate nella zona ospedali (comprendendo quindi il secondo tratto di viale Italia), nella zona ottocentesca tra via Brigata Sassari e via Asproni, e in quella tra via Asproni e via Duca degli Abruzzi con la divisione in viale Dante.

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