La Nuova Sardegna

Sassari

Monumenti Aperti

Week-end ricco di eventi: a Sassari è l’ora di aprirsi a 360 gradi

di Roberto Sanna
Week-end ricco di eventi: a Sassari è l’ora di aprirsi a 360 gradi

Il successo della manifestazione e la variegata risposta del commercio cittadino sollevano una serie di interessanti questioni da affrontare per il bene della città

08 maggio 2023
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Sassari Chi dice che i sassaresi non amano la loro città mente, perché altrimenti non si spiegherebbe l’enorme successo del week-end di Monumenti aperti. Chi pensa che a Sassari non succeda nulla sbaglia, perché in questo fine settimana oltre a Monumenti aperti c’era la rievocazione del Circuito di Platamona coi motori d’epoca e sabato notte la festa all’aperto delle Iene che ha convogliato in piazza Tola migliaia e miglia di persone per la seconda volta. Chi invece si interroga su come i sassaresi potrebbero valorizzare al meglio e tutti insieme questo grande potenzialità, non ha tutti i torti.

Perché anche senza bisogno di scivolare nello sterile dibattito su “Sassari città turistica” (sterile perché prima di tutto bisognerebbe definire il concetto stesso di città turistica) anche ieri mattina, passeggiando nelle strade affollate del centro, si notava quanto il concetto di accoglienza (questo sì, facilmente inquadrabile) sia piuttosto labile: aperture dei negozi e dei pubblici esercizi a macchia di leopardo, senza un’idea di fondo, con l’iniziativa dei singoli come unico impulso. Sarebbe stata una straordinaria occasione per aprire tutta la città, non solo i monumenti, e renderla fruibile a 360 gradi. Invece si è visto un po’ di tutto: porte aperte nei negozi storici, in qualche gioielleria, in qualche negozio di abbigliamento anche lontano dal centro, poi altri, posizionati nel cuore degli eventi, erano chiusi. Come erano chiusi anche diversi bar, gelaterie, ristoranti, mentre nel centro storico basso facevano affari i kebabbari, i negozietti di alimentari tenuti dagli extracomunitari e i circoli privati. Chi ha aperto, almeno per quanto riguarda il settore della ristorazione, ha sicuramente lavorato (e incassato) alla grande, agli altri va comunque dato atto di uno spirito di servizio che ha contribuito a dare un’immagine viva della città. C’era più di uno straniero, ieri nei monumenti aperti, ma i veri turisti per una volta sono stati i sassaresi che dopo gli anni delle chiusure hanno mostrato la loro voglia di riappropriarsi della città.

Allora anche qui bisogna saltare a piè pari luoghi comuni ormai abusati come “cabina di regia”, “fare sistema” e “fare rete” (per esempio) per concentrarsi sul fatto che Sassari ha comunque tanto da offrire e non può continuare ad andare avanti a compartimenti stagni, con settori che non si parlano e in compenso si palleggiano le colpe delle occasioni sprecate. Ieri la curiosità di vedere luoghi solitamente inaccessibili era palpabile, dal salone Sciuti alla fontana del Rosello, e a fine giornata l’idea comune era che (magari con una giusta rotazione e sempre tenendo presente le esigenze dei singoli casi) questi siti potrebbero accessibili e visitabili anche durante tutto l’anno e creare un circuito che attiri i sassaresi e non solo. E per farlo serve tutto un apparato che coinvolga non solo la politica ma l’intera classe dirigente cittadina.

Tra due settimane sarà il momento della Cavalcata, tutta un’altra storia, ma sempre un momento nel quale Sassari dovrà aprirsi a turisti, visitatori e anche ai suoi cittadini: per cominciare a fare qualche miglioramento non è mai troppo tardi.
 

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