Assalti e blocchi stradali sulla 131, a Sassari il giudice assolve sette pastori
La protesta del latte del 2019, la sentenza: «Non hanno commesso il fatto»
Sassari Era stato lo stesso conducente dell’autocisterna “aggredita” da un gruppo di pastori a scagionare in aula, lo scorso novembre, gli imputati: «Quel giorno non ho fatto l’eroe, sapevo bene che c’era una protesta in atto e devo dire che con me quelle persone non si sono comportate male».
Davanti al giudice Claudia Sechi Gino Tanzi, alla guida del mezzo che a febbraio del 2019 fu preso di mira nell’ambito delle clamorose proteste sul prezzo del latte, aveva in qualche modo ridimensionato le accuse a carico di sette allevatori: Gavino Lattone, Alessandro Canu, entrambi di Bono, Francesco e Salvatore Nughedu di Burgos, Pasqualino Galistu di Illorai, Michele Loddo e Alessandro Muredda, entrambi nativi di Nuoro.
Ieri mattina per tutti gli imputati, difesi dagli avvocati Margherita Baragliu, Ivan Golme, Giancarmelo Serra, Antonello Cao, Rinaldo Lai e Alberto Appeddu è arrivata una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto.
L’indagine fatta a suo tempo aveva stabilito che i pastori avrebbero «prima costretto Gino Tanzi (autotrasportatore dipendente all’epoca dei fatti della società M.G.V srl) ad arrestare l’autocisterna costringendola con due autovetture ad accostarsi al margine destro della corsia», dopodiché avrebbero «sversato al suolo, rendendola così inservibile, una parte del carico, pari a circa ottomila litri di latte vaccino (...)». Le stesse persone non avrebbero «esitato a strappare di mano alla persona offesa il proprio telefono e a intimidire e sopraffare lo stesso con il loro ingente numero e la veemente aggressività, in modo da impedirgli qualsiasi reazione». Ma su questa circostanza Tanzi aveva spiegato che nessuno quel giorno gli fece del male. Tanto che in aula aveva anche espresso la volontà di rimettere la querela.
Di diverso avviso la Procura secondo cui gli imputati, tutti di età tra i 20 e i 30 anni, avrebbero fatto parte di un gruppo di una quindicina di uomini che con un passamontagna che ne copriva il volto, a bordo di cinque macchine, avevano inseguito e bloccato l’autocisterna e costretto l’autista Tanzi a sversare il contenuto. L’arrivo dei carabinieri li aveva messi in fuga ma nel frattempo erano andati perduti 8mila litri di latte dei 17mila contenuti nell’autobotte.
In attesa di leggere le motivazioni della sentenza il collegio difensivo ritiene «che il giudice abbia condiviso la tesi che la mancata identificazione degli imputati e la geolocalizzazione dei telefoni cellulari in un’area vasta come la cella telefonica sia incompatibile per l’attribuzione di un determinato reato a una specifica persona». La difesa aveva esibito a Tanzi, durante la deposizione, un fascicolo fotografico con le immagini, tra gli altri, degli imputati. Gli era stato chiesto se confermsse di non riconoscere nessuno di loro così come non li riconobbe quando, quello stesso fascicolo, glielo mostrarono i carabinieri di Bonorva. «No – era stata la sua risposta – non riconosco nessuno».
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