Sassari, maxi stangata al supermercato: «Famiglie in grande difficoltà»
Federconsumatori: «Gli aumenti sono spesso ingiustificati»
Sassari Raschiate il fondo, non disperdete l’ultima goccia: ricomprare l’olio extravergine di oliva può diventare una esperienza che mette il malumore. E fare un salto al discount è sicuramente utile ma solo fino a un certo punto, perché in media sempre 7.50 euro a bottiglia bisogna in ogni caso sborsare. Poi c’è tutto il resto. Pasta, frutta, latte, verdura, zucchero, pane: il carrello della spesa diventa sempre più caro e allo stesso tempo anche più vuoto. Il dramma va avanti ormai da un pezzo e a incidere sono sicuramente gli effetti della guerra e dei costi di produzione. Ma forse c’è anche dell’altro: la speculazione. Ferdinando Coppola, presidente provinciale di Federconsumatori, non ci sta a credere che tutto dipenda dai massimi sistemi e dai missili che piovono a est. Spesso, infatti, i conti non tornano proprio perché i prezzi finali degli alimenti restano paurosamente alti anche quando diminuisce il costo delle materie prime. «I prezzi che vediamo al supermercato sono in parte giustificati, ma in buona parte sono anche il frutto della speculazione – dice sicuro Coppola –. Assistiamo ad aumenti ingiustificati e che non sono certo proporzionati a tutto il resto. Quello che prima pagavamo 1 adesso lo paghiamo spesso 2. E a farne le spese sono naturalmente le famiglie, purtroppo sempre più in difficoltà anche perché le bollette continuano a essere molto alte. Stesso discorso per i mutui, considerato che i tassi sono in crescita».
Prezzi impazziti L’Istat, a giugno, ha registrato un più 6,4 per cento su base annua per quanto riguarda l’indice nazionale dei prezzi al consumo. Così i cittadini comprano meno e spendono di più. A Sassari, per esempio, in un normale supermercato della grande distribuzione si è fortunati se si riesce a trovare una bottiglia di olio extravergine di oliva a 6.99 euro, che diventano però 7.90, 8.99 e 10.90 appena si sale un po’ con la qualità. Per del normalissimo pane, invece, si parla di 4 euro al chilo, mentre per due medie scatolette di tonno anche 6.50 euro. La pasta è da bollino rosso: per un pacco da mezzo chilo si spende da 0.69 a 1.85 euro. Le cose non vanno certo meglio nel reparto frutta e verdura: fragole a 4 euro al chilo, pesche e mele in media 2.50, l’anguria da 0.99 a 1.89. Un litro di latte, invece, può costare da 0.99 a 1.80 euro. Nei vari discount della città i prezzi sono sicuramente più bassi, ma gli aumenti picchiano duro anche qui. Un litro d’olio si può pagare 7.49 euro, ma anche 7.99 per una bottiglia da 750. Le pesche da 1.99 a 2.49 al chilo, l’anguria da 0.89 a 2.29, la pasta 0.65, il pane 4.60 euro al chilo, tre scatolette di tonno a 2.89, il latte a 0.99 al litro e un chilo di zucchero 1.39.
Le difficoltà Ferdinando Coppola di Federconsumatori passa le sue giornata a contatto con i cittadini e le loro difficoltà. E sa bene cosa sta accadendo da tempo ai bilanci familiari. «Tutto sta diventando sempre più complicato – dice –. Il costo della frutta, in media, prima era di 1 o 1.20 al chilo. Adesso, invece, è difficile trovare qualcosa che costi meno di 2 euro. Le famiglie sono in grande affanno, anche perché gli stipendi restano sempre gli stessi. Pensiamo per esempio a chi vive della sola pensione, tra l’altro ferma ormai da anni. Come Federconsumatori non riceviamo richieste di intervento per quanto riguarda gli aumenti nei supermercati, ma analizziamo la situazione in conseguenza ad altre richieste, come per esempio bollette, conguagli e truffe. A tutto questo, dunque, si aggiunge il cibo che è diventato carissimo. Non si può spendere così tanto per mangiare. Per questo le famiglie stanno tagliando proprio sui consumi alimentari e si stanno rivolgendo sempre più ai discount. Si elimina quello che non ci si può più permettere: la frutta, per esempio, non è indispensabile e quindi la si riduce o la si taglia del tutto. La situazione è difficile e preoccupante».
La speculazione Il presidente provinciale di Federconsumatori non ha grandi dubbi sul fatto che a far impazzire le calcolatrici sia anche la speculazione. «I prezzi – dice Coppola – erano cominciati a salire con lo scoppio della guerra in Ucraina e il conseguente aumento dei costi dell’energia, considerato che l’Europa si serviva del gas russo. Poi ci sono stati alcuni interventi da parte del governo. Nel frattempo i costi dell’energia e delle materie prime sono tornati a scendere, ma i prezzi nei supermercati sono rimasti comunque troppo alti. Pensiamo al settore agricolo: è vero che l’energia e anche i concimi costano di più, ma ciò non è proporzionale al prezzo dei prodotti al supermercato. Si registrano importanti balzi in avanti proprio all’interno degli stessi negozi».
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