La Nuova Sardegna

Sassari

La denuncia

Detenuto 25enne padre di due bambini si uccide in cella a Bancali

di Luciano Onnis
Detenuto 25enne padre di due bambini si uccide in cella a Bancali

Lo ha reso noto Maria Grazia Caligaris, referente e portavoce dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che si occupa dei problemi dei detenuti e del sistema carcerario sotto l’aspetto umanitario

18 settembre 2023
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Sassari Un cagliaritano di 25 anni, detenuto nel carcere di Bancali a Sassari, si è suicidato la scorsa notte impiccandosi nella sua cella. Padre due bambini, E.M. stava scontando un cumulo di pene per numerosi reati compiuti a Cagliari. Lo ha reso noto Maria Grazia Caligaris, referente e portavoce dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che si occupa dei problemi dei detenuti e del sistema carcerario sotto l’aspetto umanitario. «Un gesto estremo, per molti versi inspiegabile - sostiene Caligaris, che ha gettato nello sconforto tutti gli operatori penitenziari di Bancali. Sono infatti risultati inutili i tentativi di salvarlo. Un atto estremo di autolesionismo che nessuno però può ignorare. Occorre una seria riflessione su quanto sta avvenendo dentro le carceri italiane e mettere mano a una seria azione riformatrice in grado di dare risposte ai bisogni reali della società».

«La morte di una persona dietro le sbarre – ha aggiunto l’esponente di Socialismo Diritti Riforme – acquista un particolare valore per l’intera società e per le Istituzioni che devono impegnarsi prima di tutto fuori dal carcere. La salvaguardia della vita non può essere messa in discussione in nessuna circostanza specialmente quando dipende da una istituzione totalitaria. La giovane età del ragazzo fa ritenere che possano esserci alternative alla perdita della libertà. Su questo bisogna riflettere. Il carcere è diventato il luogo principe del disagio economico, culturale, sociale, affettivo. Tutto questo pesa particolarmente su una persona giovane».

«Lo sgomento e il dispiacere – conclude Maria Grazia Caligaris – non sono più sufficienti, la gestione del disagio deve essere affrontata in modo da non farla ricadere su un luogo e su persone che devono soltanto organizzare e rendere utile il tempo da trascorrere dietro le sbarre. Allo Stato non può mancare questa consapevolezza, altrimenti si rende complice di ogni vita senza speranza che si spegne». 

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