La Nuova Sardegna

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La sentenza

Sassari, faceva prostituire la figlia 15enne: madre condannata a otto anni di carcere

di Nadia Cossu
Sassari, faceva prostituire la figlia 15enne: madre condannata a otto anni di carcere

Il coimputato della donna era l’uomo di 72 anni ritrovato carbonizzato a Piandanna ad agosto dello scorso anno

01 febbraio 2024
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Sassari «Vai, quello che succede, succede...». Con queste parole una madre “incoraggiava” la propria figlia quindicenne ad accettare gli incontri sessuali con un uomo di 72 anni. Appuntamenti che avevano un obiettivo ben preciso: recuperare denaro.

La ragazzina si prostituiva e la mamma si impossessava dei soldi. Una storia raccapricciante che ha avuto il suo epilogo giudiziario due giorni fa in tribunale con una sentenza di condanna a otto anni per la donna, accusata di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione (minorile, nel caso specifico). L’uomo che avrebbe invece avuto i rapporti sessuali con la quindicenne, anche lui imputato, è deceduto lo scorso agosto, vittima di un omicidio a Sassari.

Il collegio non ha però potuto dichiarare il reato estinto per morte del reo perché non risultava trasmesso – da parte del Comune di Ittiri – il certificato di morte del pensionato. A sua volta il Comune pare però non abbia ancora ricevuto dal medico legale la constatazione di avvenuto decesso. Un inghippo che ha determinato il rinvio del processo, limitatamente a questa posizione, al prossimo mese di marzo. Il pubblico ministero Maria Paola Asara, al termine della sua discussione, ha chiesto per la mamma della ragazzina la condanna a dieci anni di carcere.

Era stata lei, secondo la ricostruzione dell’accusa, ad aver presentato la figlia minorenne a quell’uomo che di anni ne aveva quasi sessanta in più, e poi l’aveva “indotta” a frequentarlo e ad avere rapporti sessuali con lui in cambio di denaro: circa cinquanta euro a prestazione. Soldi che venivano effettivamente corrisposti dall’anziano e che la mamma metteva nel cassetto.

La donna, una quarantenne, era accusata anche di aver «accettato che la figlia incontrasse per prestazioni a pagamento anche un’altra persona rimasta ignota». A carico del coimputato (deceduto, difeso dall’avvocato Patrizia Marcori) c’era la contestazione del medesimo reato. L’uomo avrebbe «compiuto atti sessuali completi con la quindicenne dietro compenso di denaro o in alternativa di generi di prima necessità». Rapporti che sarebbero stati consumati all’interno della macchina e anche in una casa di campagna nell’agro di Ittiri dove il 72enne era solito abitare.

Il pensionato, qualche giorno prima di essere ucciso (di lui lo scorso agosto sono stati ritrovati solo i resti carbonizzati) aveva incontrato il suo avvocato – Patrizia Marcori – per strada. Di lì a poco avrebbe dovuto celebrarsi proprio questo processo nei suoi confronti: «Io non c’entro nulla con quella storia – le aveva detto – non vado mica con le minorenni».

Tentava sempre di sfuggire alle accuse trovando spiegazioni più o meno credibili. E in effetti qualche sentenza favorevole, nelle sue numerose vicissitudini giudiziarie, l’aveva pure incassata. A marzo, qualora dovesse pervenire al collegio (presidente Giancosimo Mura, a latere Monia Adami e Sara Pelicci) il certificato di morte del Comune di Ittiri, il reato verrà dichiarato estinto.

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